Volontariato di competenza: impatto sociale con le proprie skills
Nell’attuale panorama aziendale, il coinvolgimento dei dipendenti nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa può assumere una nuova forma che va oltre il team building inteso nel senso più tradizionale: il volontariato di competenza (Skill-Based Volunteering).
Cos’è il volontariato di competenza
Il volontariato di competenza è la donazione strutturata e mirata delle competenze professionali dei dipendenti a organizzazioni non-profit. Non si tratta del classico volontariato d’opera, come imbiancare un muro, ma di iniziative dove un project manager gestisce la riorganizzazione delle attività di una ONG o un data analyst ottimizza il loro sistema di raccolta fondi di un’associazione.
Questa modalità trasforma il volontariato in uno strumento di retention aziendale che amplifica e potenzia le abilità di ciascun membro del personale:
- Affiancamento e leadership: i dipendenti, spesso in autonomia o in piccoli team interfunzionali, gestiscono un progetto dall’inizio alla fine, sviluppando leadership, problem solving e intelligenza emotiva.
- Esposizione interfunzionale: il volontariato di competenza spesso richiede la collaborazione tra dipartimenti diversi, migliorando la comunicazione interna e la comprensione dei ruoli aziendali.
Cosa dicono e cosa cercano i giovani
I dipendenti, in particolare i Millennial e la Generazione Z, cercano un senso profondo nel loro lavoro. Secondo questa indagine, più del 75% afferma che fare volontariato ha cambiato profondamente il proprio modo di pensare.
Offrire l’opportunità di utilizzare le proprie skills per il bene sociale conduce ad un allineamento con i valori personali ed etici del lavoratore, che si traducono in maggiore lealtà, produttività ed orgoglio aziendale.
In questa direzione, il dipendente diventa anche un ambasciatore, migliorando anche l’immagine dell’impresa secondo le logiche dell’employer branding.
Come strutturare il volontariato di competenza
Con l’app Volus è possibile implementare un programma efficace e creare attività personalizzate per tutte le necessità che si basano sui seguenti pilastri:
- Mappatura delle competenze: identificare le skills più richieste (es. IT, Finanza, Marketing, HR).
- Definizione del formato: optare per progetti di varia durata nel rispetto del monte ore annuale assegnato a ciascun dipendente.
- Misurazione e riconoscimento: tracciare l’impatto del progetto e determinare il valore economico delle ore donate permette di celebrare il successo dell’iniziativa sia internamente che esternamente.
Il volontariato di competenza è la mossa vincente per allineare gli obiettivi HR e la strategia CSR allo sviluppo dei talenti e alla comunicazione trasparente dei risultati raggiunti.
La rilevanza legislativa delle competenze acquisite
Il decreto interministeriale del 31 luglio 2025 nobilita il volontariato di competenza con il relativo riconoscimento ufficiale come esperienza di apprendimento permanente. Ciò significa che le competenze maturate dai dipendenti possono essere:
- Formalmente riconosciute: gli Enti del Terzo Settore (ETS) accreditati possono rilasciare un Documento di Trasparenza che attesta le skills acquisite, a condizione che il progetto abbia una durata minima di 60 ore in dodici mesi e sia accompagnato da tutoraggio.
- Spendibili a livello lavorativo: tali attestazioni sono portabili e possono essere considerate nei processi di selezione del personale.
Per l’ufficio HR, questo tipo di volontariato si evolve in un vero e proprio percorso di formazione validato sul campo.
