La reputazione ESG come driver strategico di valore e di prestigio
Se fino a pochi anni fa l’acronimo ESG (Environmental, Social, Governance) rappresentava per molte realtà una parentesi dedicata alla compliance o alla filantropia, oggi si configura come una leva imprescindibile per la continuità del business e per la reputazione aziendale.
Il peso della sostenibilità sulla reputazione
Secondo il Global RepTrak 100 Report 2024, uno degli studi più autorevoli sulla reputazione aziendale, i fattori legati alla sostenibilità pesano per oltre il 50% sulla formazione della reputazione complessiva di un’organizzazione.
Ciò significa che la qualità di prodotti e servizi, da sola, non è più sufficiente a garantire la fiducia degli stakeholder. Il report evidenzia un aumento dei punteggi ESG a livello globale (+1.7 punti rispetto al 2023).
Le aziende stanno investendo maggiormente, ma anche che le aspettative del pubblico sono cresciute di pari passo. Occorre dimostrare coerenza verso gli stakeholders, inclini a premiare le aziende che integrano la sostenibilità nel core business.
L’aspettativa di responsabilità attiva in chiave reputazione ESG
A rafforzare questo scenario interviene il SEC Newgate ESG Monitor 2024, che ha sondato l’opinione pubblica in 13 paesi. Il dato che emerge è netto: il 77% degli intervistati ritiene importante che le aziende agiscano responsabilmente e giochino un ruolo più attivo nella società.
In tale contesto, assume rilevanza la fiducia nella comunicazione aziendale, dato che cittadini e consumatori faticano ancora a distinguere l’impegno reale dalle operazioni di facciata.
La trasparenza diventa l’unico antidoto allo scetticismo. Comunicare i propri limiti e i percorsi di miglioramento paga più che presentare scenari irrealisticamente perfetti.
La “S” di Sociale come fattore decisivo per la Talent Attraction
In sostanza, la reputazione ESG non si costruisce con gli slogan, ma con la misurabilità dell’impatto. Che si tratti di ridurre l’impronta carbonica o di generare valore per la comunità locale, le aziende sono chiamate a un passaggio culturale: dall’Employer Branding all’Employer Acting.
La Deloitte 2025 Gen Z and Millennial Survey offre uno spaccato chiarissimo:
- circa il 90% dei giovani intervistati considera il senso di purpose essenziale per la propria soddisfazione lavorativa;
- oltre l’80% dei giovani lavoratori crede che le soft skill — come l’empatia e la leadership umana — siano oggi più determinanti delle competenze tecniche per crescere in azienda.
Un’organizzazione con una solida reputazione ESG è percepita come l’ambiente ideale dove queste qualità umane possono fiorire, rendendo il brand non solo good, ma tecnicamente a prova di futuro.
Strutturare piani di welfare e di formazione, tra cui iniziative di coinvolgimento sociale come il volontariato d’impresa, eleva l’azienda ad un polo di attrazione e di retention dei propri dipendenti.
