Il calo dei volontari in Italia e il confronto con l’Europa
Se prendiamo a riferimento i dati ISTAT, riscontriamo un calo dei volontari rispetto a qualche anno fa. Analizziamo le motivazioni, confrontandoli con gli altri paesi europei, e come la tecnologia e il volontariato d’impresa possono invertire la rotta.
I numeri del calo dei volontari e le nuove tendenze
L’ultimo report ISTAT sull’impegno sociale ci restituisce un dato su cui riflettere: nel 2023 i volontari in Italia sono scesi a 4,7 milioni, pari al 9,1% della popolazione. Un calo netto rispetto al 12,6% registrato nel 2013.
Tuttavia, fermarsi al dato negativo sarebbe un errore. Se da un lato il volontariato “classico” e organizzato diminuisce, cresce una nuova figura: il volontario “ibrido”. Cittadini che non si legano a una singola associazione per la vita, ma che scelgono di attivarsi su progetti specifici e variopinti.
Inoltre, è cresciuta la fascia d’età over 65, mentre i giovani chiedono modalità diverse di ingaggio e di partecipazione.
Italia vs Europa: un gap da colmare
Se allarghiamo lo sguardo oltre confine, il confronto diventa una call to action per il nostro sistema Paese. Mentre l’Italia fatica a raggiungere la doppia cifra percentuale, la media europea della partecipazione al volontariato si attesta intorno al 22-25%.
I modelli del Nord Europa, in particolare, mostrano tassi di coinvolgimento nettamente superiori:
- Paesi Bassi e Scandinavia: storicamente sopra il 30-40%, grazie a un forte legame tra welfare e partecipazione civica.
- Francia: circa il 23,6% dei francesi dichiara di essere attivo in un’associazione. Mentre cala l’impegno dei “senior”, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono in forte aumento (+7% dal 2010).
- Germania: resta uno dei giganti del settore. Anche se il dato 2024 (36,7%) segna un leggero calo rispetto al picco del 2019 (39,7%), il numero di cittadini attivi resta massiccio: quasi 27 milioni di persone.
In tale scenario, in Italia la burocrazia e la difficoltà di trovare l’associazione giusta sono barriere enormi, alle quali si aggiunge anche l’inefficacia di alcuni metodi comunicativi.
Quali possono essere i rimedi?
Probabilmente la risposta non sta nel “cercare più volontari” alla vecchia maniera, ma nel cambiare il modo di fare volontariato, rendendolo accessibile, misurabile e compatibile con i ritmi di vita moderni.
Occorre un ecosistema digitale che connetta domanda e offerta in pochi istanti, attraverso funzionalità come la geolocalizzazione delle opportunità e la facilità d’iscrizione, solo per fare degli esempi.
Il cambio di prospettiva coinvolge anche le aziende, che possono colmare il vuoto dei volontari integrando programmi di volontariato aziendale come parte di una strategia ESG vincente.
Per l’impresa comporta i seguenti vantaggi:
- aumento dell’Employee Engagement
- miglioramento della Brand Reputation
- sviluppo di soft skills nei dipendenti.
Anche gli aiuti economici sono importanti, come dimostra questa iniziativa a livello regionale volta a finanziare le migliori idee di volontariato provenienti dalle associazioni del Terzo Settore.
