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	<title>CSR &amp; SOSTENIBILITÀ Archivi | VOLUS</title>
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	<title>CSR &amp; SOSTENIBILITÀ Archivi | VOLUS</title>
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		<title>Volontariato d&#8217;impresa in crescita con 75 mila aziende attive</title>
		<link>https://volus.io/volontariato-dimpresa-in-crescita-con-75-mila-aziende-attive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR)</strong> è ormai diventata una pratica strutturale all&#8217;interno del tessuto economico italiano. Le aziende stanno superando l&#8217;approccio filantropico tradizionale per abbracciare un metodo diretto, pratico e ad alto impatto sociale come il <strong>volontariato d’impresa</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Un impegno concreto per il territorio con il volontariato d’impresa nel 2026</strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;ultimo <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/04/13/in-campo-nel-volontariato-75mila-imprese-cresce-il-prestito-di-dipendenti-a-onlus_e04c36fa-c2d9-4aef-b4a3-d3e80eddab1a.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevamento</a> evidenzia un traguardo storico per il nostro Paese: oggi sono ben <strong>75.000 le imprese italiane</strong> che hanno deciso di scendere in campo nel mondo del volontariato.</p>



<p>Non si tratta più solo di grandi multinazionali, ma di una rete capillare che coinvolge sempre più <strong>piccole e medie imprese (PMI)</strong>, le quali riconoscono l&#8217;importanza di generare un <strong>impatto positivo </strong>sul territorio.</p>



<p>Questo attivismo si traduce in progetti tangibili di tutela ambientale, inclusione sociale e supporto alle fasce più vulnerabili, trasformando di fatto i luoghi di lavoro in veri e propri hub di cittadinanza attiva permeati di <strong>senso solidale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il confronto con gli anni passati passando dalla donazione all&#8217;azione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se si effettua un rigoroso <strong>confronto con gli anni precedenti</strong>, l&#8217;evoluzione del fenomeno risulta evidente. Fino al periodo pre-pandemico, l&#8217;aiuto aziendale alle realtà non profit si limitava quasi esclusivamente alle <strong>donazioni finanziarie</strong> o a sponsorizzazioni occasionali.</p>



<p>Già a partire dal biennio 2022-2023 si è però registrato un cambio di rotta definitivo, con tassi di crescita annui del <strong>volontariato aziendale</strong> a doppia cifra. </p>



<p>Oggi l&#8217;impresa mette a disposizione<strong> tempo, energie e risorse umane</strong>, integrando queste buone pratiche direttamente nei propri <strong>bilanci di sostenibilità</strong> e nelle politiche di <strong>welfare aziendale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il prestito dei dipendenti e delle competenze al servizio degli ETS</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il dato in assoluto più innovativo di quest&#8217;anno è la diffusione del cosiddetto <strong>prestito di dipendenti agli ETS</strong>, una dinamica monitorata con attenzione anche dagli osservatore di settore come <a href="https://terzjus.it/argomenti/volontariato-di-competenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Terzjus</a>.</p>



<p>Si tratta di un trasferimento di <strong>competenze specialistiche</strong> (dal supporto legale e manageriale, al marketing e all&#8217;IT) che permette alle associazioni di professionalizzarsi. Al contempo, per le aziende è un potente strumento per aumentare l&#8217;<strong>engagement dei dipendenti</strong>, attrarre nuovi talenti sensibili alle tematiche etiche e sviluppare le skills.</p>



<p>In questo scenario di forte partecipazione, dove l&#8217;organizzazione, il coinvolgimento e la tracciabilità delle iniziative diventano un&#8217;esigenza primaria, nasce la piattaforma <a href="https://volus.io" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volus</a> per <strong>agevolare e misurare</strong> l&#8217;ecosistema del volontariato aziendale.</p>



<p>L’<strong>app</strong> consente di gestire con efficienza le adesioni agli eventi solidali, automatizzare le procedure e, soprattutto, fornire dati trasparenti e metriche precise sull&#8217;<strong>impatto sociale generato</strong>, valorizzando al massimo l&#8217;impegno collettivo di aziende, dipendenti e associazioni.</p>
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		<title>Il turismo rigenerativo come nuovo modo di viaggiare</title>
		<link>https://volus.io/il-turismo-rigenerativo-come-nuovo-modo-di-viaggiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a essere superato dalla necessità di interventi più incisivi. Come il <strong>turismo rigenerativo</strong>, un approccio che punta a lasciare la destinazione migliore di come è stata trovata.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong>Dal minore impatto alla restituzione attiva del turismo rigenerativo</strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il turismo sostenibile nasce con lo scopo di contenere gli effetti negativi derivanti dai massicci flussi di visitatori. Il <strong>turismo rigenerativo</strong>, invece, mira a generare un bilancio netto positivo per il territorio. L&#8217;obiettivo primario diventa la <strong>restituzione attiva</strong> che cura e ripristina l&#8217;ecosistema ospitante.</p>



<p>Questo cambio di paradigma implica che le destinazioni non vengano più concepite come meri bacini di consumo, ma come reti viventi complesse. Secondo i principi delineati per l&#8217;<a href="https://news.simtur.eu/simtur/editoriali/benvenuti-nell-era-del-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estensione del turismo sostenibile</a>, l&#8217;economia generata dalle visite deve rivitalizzare il <strong>capitale naturale e sociale </strong>locale, al contrario dell&#8217;economia estrattiva.</p>



<p>Il risultato che si intende quantificare analiticamente è quanto la <strong>presenza turistica</strong> riesca a far prosperare la biodiversità, a ristabilire gli equilibri ambientali e a incrementare la resilienza del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il ruolo centrale delle comunità locali</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La pianificazione dei flussi e delle <strong>esperienze</strong>, così come lo sviluppo delle infrastrutture devono necessariamente partire dai dati demografici e dalle necessità sociali ed economiche della <strong>popolazione locale</strong>.</p>



<p>Applicare questo modello gestionale in aree geografiche marginali, montane o rurali, diventa anche uno strumento per contrastare l&#8217;esodo abitativo. Si crea un&#8217;<strong>economia circolare comunitaria</strong> che integra l&#8217;esperienza di viaggio diretta a supportare le filiere corte, l&#8217;agricoltura locale e l&#8217;artigianato autoctono.</p>



<p>In questo quadro strategico, la <strong>cooperazione</strong> strutturale sostituisce la competizione al ribasso. I margini di profitto così vanno a finanziare servizi essenziali, manutenzione urbana e formazione professionale. L&#8217;industria dell&#8217;ospitalità si trasforma in un vettore di <strong>welfare locale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Applicazioni pratiche e soluzioni sul territorio</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La validità di questo modello teorico si misura esclusivamente attraverso azioni concrete sul campo. Le <strong>strutture ricettive</strong> orientate alla rigenerazione abbandonano i format isolati e scollegati dal contesto per integrare le proprie attività con le necessità fisiche dell&#8217;ambiente circostante.</p>



<p>Tra gli esempi di immediata applicazione figurano i format di soggiorno che prevedono la <strong>partecipazione</strong> pratica dei viaggiatori a progetti scientifici o di conservazione, alla stregua di vere e proprie attività di <a href="https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/" type="post" id="1607" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato</a>, dove il turista è un valore aggiunto per il territorio. </p>



<p>Questo include <a href="https://www.marketing-italia.eu/blog/turismo/turismo-sostenibile-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interventi</a> di riforestazione, la tutela delle risorse naturali e il ripristino materiale di ecosistemi danneggiati, come le barriere coralline o i terreni agricoli degradati dalle monocolture, oppure la pulizia di spiagge.</p>



<p>Ecco che le organizzazioni turistiche hanno l’opportunità di certificare l&#8217;<strong>impatto misurabile</strong> delle ore di lavoro investite nell&#8217;aumento del valore della destinazione e del beneficio comune.</p>
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		<title>Programma di volontariato aziendale: come strutturarlo?</title>
		<link>https://volus.io/programma-di-volontariato-aziendale-come-strutturarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
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		<category><![CDATA[retention dipendenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volontariato aziendale rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>volontariato aziendale</strong> rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano <strong>ESG</strong>. Ma come si passa dalle buone intenzioni a un programma strutturato, continuativo e capace di generare vero valore?</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mappare interessi e obiettivi per creare un programma di volontariato aziendale</strong></h2>



<p>Il primo passo per un&#8217;iniziativa di successo è l&#8217;<strong>ascolto attivo</strong> delle proprie persone. Un programma calato dall&#8217;alto, per quanto nobile, rischia di generare scarsa partecipazione. È fondamentale utilizzare sondaggi e momenti di confronto interni per comprendere quali cause sociali o ambientali stanno più a cuore ai dipendenti. </p>



<p>Oltre alle preferenze individuali, la strategia deve rispecchiare fedelmente la <strong><a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cultura aziendale</a></strong> e il <em>core business</em>. Se un&#8217;impresa opera nel settore tecnologico, iniziative volte a ridurre il <em>digital divide</em> nelle scuole potrebbero essere la scelta più coerente. Questa fase di valutazione iniziale permette di definire <strong>obiettivi chiari e misurabili</strong>, ponendo le basi per un programma autentico e a valore aggiunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Progettazione e partnership con il Terzo Settore</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Una volta definita la rotta, è il momento di individuare i giusti compagni di viaggio. Collaborare con gli <strong>Enti del Terzo Settore (ETS)</strong> richiede cura: non si tratta solo di donare tempo o risorse, ma di costruire relazioni di mutuo beneficio. Le organizzazioni non profit conoscono i bisogni urgenti del territorio e possono indirizzare l&#8217;azienda verso attività ad alto impatto. Diventa utile esplorare diverse formule: dal <strong>volontariato fisico</strong> <strong>sul campo</strong> (come la riqualificazione di spazi verdi o la preparazione di pasti) al <strong><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato di competenza</a></strong> (<em>skills-based volunteering</em>), dove i dipendenti mettono a disposizione le proprie competenze professionali (legal, IT, comunicazione).</p>



<p>Parallelamente, è essenziale formalizzare tutto attraverso una chiara <strong>policy aziendale</strong>. Quante ore retribuite annue vengono concesse a ciascun dipendente per fare volontariato? Come si organizza una giornata di team building e come si gestiscono le modalità e le tempistiche di richiesta permessi? Implementare un sistema di <em>Volunteer Time Off (VTO)</em> con regole trasparenti legittima l&#8217;attività e abbassa drasticamente le barriere organizzative alla partecipazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il valore dei dati per misurare l’impatto e raccontare la storia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Un programma di volontariato aziendale strutturato non si conclude con la foto di rito alla fine dell&#8217;evento solidale, ma prosegue con l&#8217;analisi dei risultati. La <strong>misurazione dell&#8217;impatto</strong> è lo scoglio su cui molte imprese si arenano, ma è anche il passaggio più cruciale per dimostrare il valore dell&#8217;iniziativa. Raccogliere dati <strong>quantitativi</strong>, come ore donate, tassi di adesione, output generati, e <strong>qualitativi</strong>, come feedback e sondaggi di gradimento, è vitale per ottimizzare gli eventi futuri e giustificare gli investimenti.</p>



<p>Questi dati, inoltre, diventano il cuore pulsante della <strong>rendicontazione di sostenibilità</strong>. Come richiesto dalle direttive europee e dagli standard globali come il <a href="https://www.globalreporting.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Global Reporting Initiative (GRI)</a>, documentare il coinvolgimento sociale dell&#8217;impresa rafforza la trasparenza verso gli stakeholder e consente di ottenere <a href="https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/" type="post" id="1658" target="_blank" rel="noreferrer noopener">certificazioni</a> tra cui la <strong>B-Corp</strong> ed altre emergenti.</p>



<p>Infine, trasformare i numeri in storie reali è un formidabile strumento di <strong>employer branding</strong>: comunicare internamente ed esternamente l&#8217;impatto raggiunto alimenta l&#8217;<strong>orgoglio del team</strong> e il <strong>senso di appartenenza</strong>, posizionando il brand come un attore realmente responsabile e impegnato, in pieno stile Volus.</p>
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		<title>Fiducia e rendicontazione ESG: due facce della stessa medaglia</title>
		<link>https://volus.io/fiducia-e-rendicontazione-esg-due-facce-della-stessa-medaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione ecologica e sociale richiede un cambio di paradigma dove la misurazione, la trasparenza e l&#8217;oggettività diventano l&#8217;unica moneta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>transizione ecologica e sociale </strong>richiede un cambio di paradigma dove la misurazione, la trasparenza e l&#8217;oggettività diventano l&#8217;unica moneta di scambio valida per certificare il proprio impegno ESG.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong>Il peso del rischio climatico nell&#8217;accesso al credito</strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance nei processi decisionali delle <strong>banche </strong>sta ridefinendo le regole dell&#8217;accesso ai finanziamenti. Le autorità di vigilanza europee impongono agli istituti di credito di valutare con estrema attenzione il <strong>rischio climatico</strong> e ambientale associato ai propri portafogli prestiti, spostando l&#8217;onere della prova sulle imprese richiedenti.</p>



<p>Le <a href="https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/rischio-climatico-nei-prestiti-perche-ora-servono-dati-esg-verificabili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi sulle dinamiche dell&#8217;innovazione e del credito</a> sottolineano la necessità di dimostrare la resilienza del proprio <strong>modello di business </strong>di fronte agli shock climatici e alle transizioni normative. Il merito creditizio si integra con la componente del &#8220;merito sostenibile&#8221; proiettato verso il futuro. </p>



<p>Se un&#8217;<strong>azienda </strong>non è in grado di tracciare le proprie performance ecologiche e sociali in modo chiaro, rischia non solo di vedersi negare i <strong>fondi</strong>, ma anche di subire <strong>tassi di interesse </strong>fortemente penalizzanti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;urgenza di dati ESG verificabili</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La risposta strutturale a questa crescente pressione da parte del settore creditizio risiede nella raccolta e nella condivisione di <strong>dati ESG verificabili</strong>. Il mercato ha imparato a proprie spese quanto possa essere dannoso, sia per l&#8217;ambiente che per la reputazione, il fenomeno del <strong>greenwashing</strong>.</p>



<p>Per contrastare queste pratiche e tutelare la <strong>trasparenza finanziaria</strong>, la <a href="https://finance.ec.europa.eu/capital-markets-union-and-financial-markets/company-reporting-and-auditing/company-reporting/corporate-sustainability-reporting_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)</a> ha innalzato l&#8217;asticella della compliance. La <strong>rendicontazione di sostenibilità </strong>è stata di fatto equiparata a quella contabile: le informazioni divulgate devono superare audit di terze parti. </p>



<p>Affinché i dati possano fregiarsi dell&#8217;attributo di &#8220;verificabilità&#8221;, devono rispondere a precisi criteri di accuratezza, tempestività e coerenza. La maggior parte delle imprese non deve redigere la <strong>reportistica rigorosa</strong> imposta dalla CSRD, ma è comunque coinvolta &#8220;a cascata&#8221; nel processo di reperimento e analisi dei dati necessari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Dalla teoria alla pratica: misurare l&#8217;impatto a 360 gradi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Oltre alla sfera ambientale, rendicontare in maniera esatta l&#8217;<strong>impatto sociale</strong> generato dalle <a href="https://volus.io/la-reputazione-esg-come-driver-strategico-di-valore-e-di-prestigio/" type="post" id="1580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politiche aziendali</a> nei confronti dei dipendenti e del territorio è un tassello imprescindibile. Il <strong>benessere </strong>organizzativo, l&#8217;inclusione, la fidelizzazione dei talenti e il supporto attivo alle comunità locali si traducono in indicatori di performance essenziali.</p>



<p>È proprio in questo snodo cruciale che la tecnologia si rivela un alleato indispensabile. L&#8217;adozione di<strong> strumenti digitali </strong>capaci di tracciare, certificare e standardizzare le iniziative di <a href="https://volus.io/il-welfare-aziendale-oltre-i-fringe-benefits/" type="post" id="1545" target="_blank" rel="noreferrer noopener">welfare</a> e di responsabilità sociale permette di alimentare il <strong>report di sostenibilità</strong> con dati reali e inoppugnabili. </p>



<p>Riuscire a mappare con esattezza queste dinamiche umane e relazionali rappresenta la grande sfida dei prossimi anni. Che si tratti di dimostrare la conformità ai criteri ambientali o di rendicontare i risultati misurabili del <strong>volontariato d&#8217;impresa</strong>, ogni azione virtuosa deve lasciare un&#8217;impronta tracciabile.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Società Benefit e B-Corp come nuovo paradigma</title>
		<link>https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il quanto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il <strong>quanto</strong> un&#8217;azienda guadagna, ma <strong>come</strong> lo guadagna. Si tratta di una trasformazione strutturale del <strong>DNA aziendale</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Lo stato dell&#8217;arte e la differenza sostanziale tra Società Benefit e B-Corp</strong></strong></h2>



<p>&#8220;Società Benefit&#8221; e &#8220;B-Corp&#8221; indicano due concetti correlati ma distinti, che rappresentano l&#8217;attuale stato dell&#8217;arte della <strong>responsabilità d&#8217;impresa</strong>. L&#8217;Italia è stata il primo Paese in Europa, e il secondo al mondo dopo gli USA, ad introdurre la forma giuridica di <strong>Società Benefit</strong>.</p>



<p>La Società Benefit è uno status legale. Un&#8217;azienda modifica il proprio statuto per impegnarsi formalmente a perseguire, oltre al profitto, una o più <strong>finalità di beneficio comune</strong>. Questo impegno diventa vincolante e protegge la missione aziendale nel lungo termine, anche in caso di cambi di management o di proprietà. Non è un &#8220;bollino&#8221;, ma una modifica genetica dell&#8217;impresa che la obbliga alla <strong>trasparenza</strong> e alla <strong>rendicontazione annuale</strong>. </p>



<p>La <strong>B-Corp (Certified B Corporation)</strong>, invece, è una certificazione rilasciata dall&#8217;ente non-profit <a href="https://italy.bcorporation.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Lab</a>. Essa attesta che l&#8217;azienda rispetta <strong>elevati standard volontari</strong> di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cosa serve per la trasformazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Diventare una Società Benefit o ottenere la certificazione B-Corp non è un esercizio di stile, ma un percorso rigoroso che richiede analisi dei dati e revisione dei processi.</p>



<p>Per assumere la veste giuridica di <strong>Società Benefit</strong>, l&#8217;azienda deve agire su due fronti: statutario e organizzativo. Nello statuto va inserito l&#8217;<strong>oggetto sociale</strong> specifico di beneficio comune e va nominato un <strong>responsabile dell&#8217;impatto </strong>che monitori i progressi, da riportare in una relazione annuale allegata al bilancio.</p>



<p>Per la certificazione <strong>B-Corp</strong>, l&#8217;asticella si alza ulteriormente. Il cuore del processo è il <a href="https://bimpactassessment.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Impact Assessment (BIA)</a>, uno strumento di valutazione che analizza l&#8217;azienda a 360 gradi su cinque aree: Governance, Lavoratori, Comunità, Ambiente e Clienti. Per ottenere la certificazione è necessario superare la soglia degli <strong>80 punti su 200</strong>, un traguardo che la media delle aziende tradizionali (che si attesta solitamente intorno ai 50 punti) non raggiunge al primo tentativo. </p>



<p>Il processo richiede di &#8220;aprire i libri&#8221; a B Lab, fornendo prove documentali delle pratiche virtuose. Bisogna dimostrare, dati alla mano, la differenza salariale tra il manager più pagato e l&#8217;ultimo assunto, le politiche di diversità, le azioni sostenibili poste in essere e i tassi di ritenzione. È un <strong>audit della sostenibilità</strong> che trasforma le buone intenzioni in KPI monitorabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il dividendo dell&#8217;impatto che conferisce vantaggi competitivi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Perché un&#8217;azienda dovrebbe imbarcarsi in questo percorso complesso? Il primo vantaggio tangibile è l&#8217;<strong>attrazione dei talenti</strong>. Studi recenti confermano che le nuove generazioni di professionisti non cercano solo uno stipendio, ma uno scopo.</p>



<p>Le aziende con una forte vocazione sociale registrano tassi di <a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>turnover</strong></a> inferiori e un engagement più alto, riducendo drasticamente i costi HR.</p>



<p>Sul fronte del mercato, l&#8217;impatto sociale si traduce in <strong>resilienza</strong> e <strong>preferenza del consumatore</strong>. Le B-Corp hanno dimostrato una maggiore capacità di resistenza durante le crisi economiche rispetto alle aziende tradizionali, grazie a filiere più corte, etiche e controllate. Inoltre, l&#8217;<strong>accesso ai capitali</strong> sta cambiando: i fondi di investimento e le banche guardano con sempre maggiore interesse ai <strong>criteri ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) per valutare il rischio di credito. </p>



<p>Infine, c&#8217;è il <strong>vantaggio dell&#8217;ecosistema</strong>. Entrare in questo network significa accedere a partnership commerciali con altre aziende che parlano la stessa lingua, quella della sostenibilità concreta. L&#8217;<strong>impatto sociale </strong>non è più una voce di costo, ma un moltiplicatore di valore che distingue chi ha una visione di lungo periodo da chi cerca solo il profitto trimestrale.</p>
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		<title>La Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) tra SA8000 e ISO 26000</title>
		<link>https://volus.io/la-responsabilita-sociale-dimpresa-csr-tra-sa8000-e-iso-26000/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[WELFARE & BENESSERE AZIENDALE]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[socialwashing]]></category>
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<p>In uno scenario dove le aziende sono sempre più coinvolte nei report di sostenibilità e nell’analisi della catena del valore, la <strong>SA8000</strong> e la <strong>ISO 26000 </strong>sono, tra gli altri, dei punti di riferimento per la Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) volta a tradurre l&#8217;etica in azioni concrete.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong>SA8000: lo standard etico per la CSR</strong></h2>



<p>La <a href="https://sa-intl.org/programs/sa8000/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SA8000 (Social Accountability 8000)</strong></a> è lo standard internazionale di riferimento per chi vuole dimostrare, carte alla mano, il proprio impegno verso i diritti dei lavoratori.</p>



<p>Creata dal <strong>Social Accountability International (SAI)</strong>, è una norma tecnica certificabile: ciò significa che un ente esterno verifica periodicamente che l’azienda rispetti requisiti rigorosi, che vanno dal divieto di lavoro infantile alla garanzia di un salario dignitoso e di un ambiente sicuro.</p>



<p>Di recente è stata rilasciata la versione aggiornata <strong>SA8000:2026</strong>, che rafforza ulteriormente i criteri di <em>due diligence</em> sui diritti umani.</p>



<p>Il grande vantaggio della SA8000 risiede nella natura operativa. Non si limita a dichiarazioni d&#8217;intenti, ma impone un vero e proprio sistema di gestione. Per un’azienda, ottenere questa <strong>certificazione</strong> attraverso enti accreditati significa ridurre i rischi legali e reputazionali, e creare un ambiente di lavoro più equo e trasparente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>ISO 26000: la bussola per una visione olistica</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>A differenza della prima, la <a href="https://www.iso.org/iso-26000-social-responsibility.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ISO 26000</strong></a> non è una certificazione ma una linea guida volontaria pubblicata dall&#8217;<strong>International Organization for Standardization (ISO)</strong>.</p>



<p>Adottare la ISO 26000 significa abbracciare un approccio multidimensionale. L’azienda non guarda solo all&#8217;interno delle proprie mura, ma analizza l&#8217;intero ecosistema in cui opera attraverso i suoi <strong>7 Temi Fondamentali</strong>.</p>



<p>Come indicato dal <a href="https://iso26k.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">network ufficiale</a> ISO 26000 SGN, questo è lo strumento ideale per le organizzazioni che vogliono costruire un <strong>bilancio di sostenibilità</strong> solido o che desiderano integrare la <strong>responsabilità sociale</strong> <strong>d&#8217;impresa (CSR) </strong>nel proprio DNA decisionale, andando oltre il semplice rispetto delle norme giuslavoristiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Sinergia o strategia: quale percorso intraprendere per la Responsabilità Sociale d&#8217;Impresa?</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quale delle due adottare? Non si tratta di strumenti alternativi, ma complementari.</p>



<p>Mentre la <strong>SA8000</strong> è perfetta per dare garanzie immediate e verificabili alla <em>supply chain</em> e ai partner commerciali, la <strong>ISO 26000</strong> è fondamentale per strutturare una cultura della sostenibilità a lungo termine che coinvolga tutti gli stakeholder.</p>



<p>In Italia, enti come il <a href="https://www.ciseonweb.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>CISE (Centro per l&#8217;Innovazione e lo Sviluppo Economico)</strong></a> offrono supporto specifico per chi vuole intraprendere questo percorso etico, in qualità di ente accreditato dal <a href="http://www.saasaccreditation.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SAAS – Social Accountability Accreditation Services</a> (nel mondo sono solo qualche decina!).</p>



<p>In molti casi, il <strong>modello vincente</strong> consiste nell&#8217;utilizzare la ISO 26000 come quadro di riferimento per definire i valori e la direzione aziendale, implementando poi la SA8000 come strumento tecnico per valorizzare la gestione delle risorse umane.</p>



<p>Questa combinazione permette di creare un <strong>vantaggio competitivo</strong> che posiziona l&#8217;azienda come leader consapevole e responsabile per vocazione nel proprio settore.</p>
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		<title>Come il volontariato è connesso con gli SDG</title>
		<link>https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri come il volontariato trasforma gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell&#8217;Agenda 2030 in azioni concrete, dove il legame tra...</p>
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<p>Scopri come il volontariato trasforma gli <strong>Obiettivi di Sviluppo Sostenibile</strong> (SDG) dell&#8217;Agenda 2030 in azioni concrete, dove il legame tra impegno sociale, tecnologia e impatto globale costruisce un futuro equo e sostenibile.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Gli SDG attivati attraverso il volontariato</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Le <a href="https://www.unv.org/recognition-volunteerism-ivy-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni Unite</a> hanno riconosciuto ufficialmente che l&#8217;<strong>azione volontaria </strong>è un veicolo fondamentale per l&#8217;attuazione degli obiettivi globali, poiché agisce come collante sociale e trasversale capace di arrivare dove le istituzioni a volte faticano.</p>



<p>Tra gli altri obiettivi, il volontariato è un attivatore nell&#8217;<strong>educazione di qualità</strong> (<a href="https://asvis.it/goal4/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 4</a>) mediante il mentoring e il supporto scolastico, per la <strong>parità di genere</strong> (<a href="https://asvis.it/goal5/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 5</a>) combattendo stereotipi e discriminazioni sul campo, e nell&#8217;azione per il <strong>clima </strong>(<a href="https://asvis.it/goal13/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 13</a>) tramite la sensibilizzazione e la tutela del territorio.</p>



<p>Ogni iniziativa di volontariato contribuisce direttamente alla creazione di <strong>comunità più inclusive e sostenibili</strong> (<a href="https://asvis.it/goal11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 11</a>), dimostrando che il raggiungimento dei traguardi globali dipende strettamente dalla somma dei singoli gesti umani.</p>



<p>Ancora, quando ad esempio un <strong>professionista </strong>mette a disposizione il suo tempo per una causa, sta forgiando un&#8217;infrastruttura resiliente e una collaborazione sociale che supporta direttamente il <strong>lavoro dignitoso e la crescita economica</strong> (<a href="https://asvis.it/goal8/">SDG </a><a href="https://asvis.it/goal8/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">8</a>).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Partnership e tecnologia: scalare la solidarietà grazie al Goal 17</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Al centro di questa trasformazione troviamo il <a href="https://asvis.it/goal17/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Goal 17</a>, dedicato alle <strong>partnership per gli obiettivi</strong>. Il volontariato ne rappresenta l&#8217;essenza più pura, creando ponti indispensabili tra il settore pubblico, le imprese e la società civile per affrontare sfide complesse.</p>



<p>Digitalizzare e automatizzare la gestione dei <strong>flussi di lavoro</strong> e di <strong>partecipazione</strong> consente alle organizzazioni di ottimizzare le attività affinché siano più impattanti rispetto agli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030 e di essere più inclusivi verso i propri volontari grazie all&#8217;utilizzo di un&#8217;app come <a href="https://volus.io/" type="page" id="2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volus</a>, contribuendo anche all&#8217;<strong>innovazione sociale e infrastrutturale </strong>(<a href="https://asvis.it/goal9/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 9</a>).</p>



<p>Crediamo fermamente che la <strong>tecnologia</strong> debba servire esattamente a potenziare queste <strong>connessioni</strong> e a renderle <strong>semplici</strong> <strong>e immediate</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Come si quantifica l&#8217;investimento sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Per prima cosa si integra la struttura degli SDG nei progetti delle <strong>aziende</strong> e delle <strong>associazioni</strong>, che permette di utilizzare un linguaggio universale per quantificare l&#8217;altruismo. Senza dati certi, è difficile dimostrare l&#8217;efficacia delle azioni intraprese e orientare le decisioni strategiche per il futuro.</p>



<p>Monitorare con precisione quante ore e risorse vengono dedicate alla <strong>riduzione delle disuguaglianze</strong> (<a href="https://asvis.it/goal10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 10</a>) o alla <strong>lotta alla fame</strong> (<a href="https://asvis.it/goal2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 2</a>) trasforma l&#8217;impegno spontaneo in evidenze scientifiche, utili per attivare nuovi modelli di investimento sociale e filantropia strategica. </p>



<p>Tale approccio apre alla possibilità di adottare una logica di lungo termine fondata sulla promozione di <strong>pace, giustizia e istituzioni solide</strong> (<a href="https://asvis.it/goal16/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 16</a>).</p>



<p>Come si nota da queste poche righe, gli <strong>SDG </strong>sono tutti <a href="https://volus.io/agenda-2030-e-sdg-al-bivio/" type="post" id="1505" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interconnessi</a> e lo diventano ancor di più quando si tratta di mettere a fattor comune il proprio tempo in relazione alle varie forme che può assumere il volontariato.</p>
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		<title>La reputazione ESG come driver strategico di valore e di prestigio</title>
		<link>https://volus.io/la-reputazione-esg-come-driver-strategico-di-valore-e-di-prestigio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fino a pochi anni fa l&#8217;acronimo ESG (Environmental, Social, Governance) rappresentava per molte realtà una parentesi dedicata alla compliance...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se fino a pochi anni fa l&#8217;acronimo ESG (Environmental, Social, Governance) rappresentava per molte realtà una parentesi dedicata alla compliance o alla filantropia, oggi si configura come una leva imprescindibile per la continuità del business e per la reputazione aziendale.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il peso della sostenibilità sulla reputazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Secondo il <a href="https://www.reptrak.com/globalreptrak" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Global RepTrak 100 Report 2024</a>, uno degli studi più autorevoli sulla reputazione aziendale, i fattori legati alla sostenibilità pesano per oltre il <strong>50%</strong> sulla formazione della reputazione complessiva di un&#8217;organizzazione.</p>



<p>Ciò significa che la qualità di prodotti e servizi, da sola, non è più sufficiente a garantire la fiducia degli stakeholder. Il report evidenzia un <strong>aumento dei punteggi ESG a livello globale</strong> (+1.7 punti rispetto al 2023). </p>



<p>Le aziende stanno investendo maggiormente, ma anche che le <strong>aspettative </strong>del pubblico sono cresciute di pari passo. Occorre dimostrare coerenza verso gli stakeholders, inclini a premiare le aziende che integrano la sostenibilità nel <em>core business</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;aspettativa di responsabilità attiva in chiave reputazione ESG</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>A rafforzare questo scenario interviene il <a href="https://www.osservatoriobilancisostenibilita.it/global-esg-monitor-2024-sec-newgate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SEC Newgate ESG Monitor 2024</a>, che ha sondato l&#8217;opinione pubblica in 13 paesi. Il dato che emerge è netto: il <strong>77%</strong> degli intervistati ritiene importante che le aziende agiscano <strong>responsabilmente </strong>e giochino un ruolo più attivo nella società.</p>



<p>In tale contesto, assume rilevanza la fiducia nella <strong>comunicazione aziendale</strong>, dato che cittadini e consumatori faticano ancora a distinguere l&#8217;impegno reale dalle operazioni di facciata.</p>



<p>La <strong>trasparenza</strong> diventa l&#8217;unico antidoto allo scetticismo. Comunicare i propri limiti e i percorsi di miglioramento paga più che presentare scenari irrealisticamente perfetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La &#8220;S&#8221; di Sociale come fattore decisivo per la Talent Attraction</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>In sostanza, la reputazione ESG non si costruisce con gli slogan, ma con la misurabilità dell&#8217;impatto. Che si tratti di ridurre l&#8217;impronta carbonica o di generare valore per la comunità locale, le aziende sono chiamate a un passaggio culturale: dall&#8217;<a href="https://volus.io/employer-branding-2-0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Employer Branding</a> all&#8217;<strong>Employer Acting</strong>.</p>



<p>La <a href="https://www.deloitte.com/global/en/about/press-room/deloitte-2025-gen-z-and-millennial-survey.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deloitte 2025 Gen Z and Millennial Survey</a> offre uno spaccato chiarissimo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>circa il <strong>90% dei giovani</strong> intervistati considera il senso di purpose essenziale per la propria soddisfazione lavorativa;</li>



<li>oltre l&#8217;<strong>80% dei giovani</strong> lavoratori crede che le soft skill — come l&#8217;empatia e la leadership umana — siano oggi più determinanti delle competenze tecniche per crescere in azienda.</li>
</ul>



<p>Un&#8217;organizzazione con una solida<strong> reputazione ESG</strong> è percepita come l&#8217;ambiente ideale dove queste qualità umane possono fiorire, rendendo il brand non solo <em>good</em>, ma tecnicamente a prova di futuro.</p>



<p>Strutturare <strong>piani di <a href="https://volus.io/il-welfare-aziendale-oltre-i-fringe-benefits/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">welfare </a>e di <a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">formazione</a></strong>, tra cui iniziative di coinvolgimento sociale come il volontariato d&#8217;impresa, eleva l&#8217;azienda ad un <strong>polo di attrazione</strong> e di <em>retention</em> dei propri dipendenti.</p>
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		<item>
		<title>Agenda 2030 e SDG al bivio</title>
		<link>https://volus.io/agenda-2030-e-sdg-al-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 17:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Agenda 2030, firmata nel 2015 con l&#8217;ambizione di trasformare il mondo, si trova oggi di fronte a un bivio critico....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;Agenda 2030, firmata nel 2015 con l&#8217;ambizione di trasformare il mondo, si trova oggi di fronte a un bivio critico. A soli cinque anni dalla scadenza, l&#8217;ottimismo iniziale ha lasciato il posto ad un realismo preoccupante: siamo in grave ritardo.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il bilancio dei 17 Goals dell&#8217;Agenda 2030 a più di metà percorso</strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Secondo gli ultimi <a href="https://unstats.un.org/sdgs/report/2024/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> delle Nazioni Unite, in particolare il <em>Sustainable Development Goals Report</em>, la situazione è allarmante:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Solo il <strong>15-17% dei target</strong> è sulla buona strada.</li>



<li><strong>Oltre la metà</strong> degli obiettivi mostra progressi deboli o insufficienti.</li>



<li>Per circa il <strong>30% dei target</strong>, abbiamo assistito a una stagnazione o addirittura a un&#8217;involuzione rispetto ai livelli del 2015.</li>
</ul>



<p>Non è solo questione di volontà politica, ma di risorse. Esiste un deficit strutturale di finanziamenti per i Paesi in via di sviluppo stimato in migliaia di miliardi di dollari l&#8217;anno. </p>



<p>Senza una riforma radicale dell&#8217;architettura finanziaria globale, l&#8217;Agenda rischia di trasformarsi da piano d&#8217;azione a libro dei sogni irrealizzati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;impatto della &#8220;policrisi&#8221; sull&#8217;Agenda 2030: povertà, fame e instabilità</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Gli analisti definiscono il nostro tempo come l&#8217;era della &#8220;policrisi&#8221;. Una tempesta perfetta composta da pandemia, shock economici e tensioni geopolitiche che ha colpito duramente gli Obiettivi più legati alla dignità umana di base.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Indietro di decenni (SDG 1 e 2)</h4>



<p>Per la prima volta in una generazione, la povertà estrema è tornata a crescere. L&#8217;inflazione sui beni alimentari e le interruzioni delle supply chain hanno reso il cibo inaccessibile per milioni di persone, allontanando drasticamente l&#8217;obiettivo &#8220;Fame Zero&#8221;, quindi non stiamo solo rallentando, ma in alcune aree stiamo addirittura tornando indietro.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Il costo della guerra (SDG 16)</h4>



<p>L&#8217;Obiettivo 16 Pace, Giustizia e Istituzioni Solide è forse la vittima più illustre del contesto attuale. Con il numero di conflitti attivi più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, le risorse vitali per lo sviluppo sostenibile vengono drenate dalle spese militari e dalle emergenze umanitarie, innescando un circolo vizioso che alimenta ulteriore instabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;urgenza climatica e la transizione energetica</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<h4 class="wp-block-heading">Una necessità di sopravvivenza (SDG 13)</h4>



<p>Mentre le crisi sociali imperversano, l&#8217;emergenza climatica non concede tregue. Gli ultimi anni, i più caldi mai registrati, hanno trasformato la lotta al cambiamento climatico da priorità politica a imperativo di sopravvivenza biologica.</p>



<h4 class="wp-block-heading">La luce in fondo al tunnel (SDG 7)</h4>



<p>Tuttavia, è proprio qui che risiede la speranza più concreta: l&#8217;SDG 7 Energia Pulita e Accessibile sta emergendo come il vero motore di svolta, con gli investimenti nelle rinnovabili che hanno superato quelli nei combustibili fossili in alcuni mercati chiave.</p>



<p>Per salvare l&#8217;Agenda 2030, il mondo deve usare il più possibile questa leva come strumento per ridurre le disuguaglianze e stabilizzare le economie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cambiare prospettiva: il modello a &#8220;torta nuziale&#8221;</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Per anni abbiamo visualizzato i 17 SDGs come un mosaico dove ogni tessera aveva lo stesso valore. La scienza oggi ci suggerisce un approccio diverso, elaborato dallo <a href="https://www.stockholmresilience.org/research/research-news/2016-06-14-the-sdgs-wedding-cake.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stockholm Resilience Centre</a>: non una lista, ma una piramide a tre livelli, simile a una torta nuziale.</p>



<p><strong>1. La biosfera &#8211; la base:</strong> alla base della torta ci sono gli obiettivi ambientali (SDG 6, 13, 14, 15) perché sono le fondamenta non negoziabili. Senza un clima stabile, oceani vivi e biodiversità, non esiste &#8220;spazio operativo&#8221; per l&#8217;umanità.</p>



<p><strong>2. La società &#8211; il centro:</strong> sopra la biosfera poggia il livello sociale (SDG 1, 2, 3, 4, 5, 7, 11, 16) che rappresenta la comunità. È il livello in cui trasformiamo le risorse naturali in benessere umano in termini di salute, educazione, energia.</p>



<p><strong>3. L&#8217;economia &#8211; la cima:</strong> al vertice, come output conclusivo, c&#8217;è l&#8217;economia (SDG 8, 9, 10, 12), che costituisce il risultato di una società sana che opera in una biosfera intatta, la cui prosperità dipende imprescindibilmente da un pianeta sano ed abitabile. </p>



<p>Morale della favola, non possiamo barattare il clima per la crescita economica: se la base crolla, cade tutta la torta.</p>



<p>Riguardo a questo tema, il <a href="https://volus.io/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato</a> è uno degli elementi che può incidere positivamente su ogni strato della torta, un ingrediente di una bella ricetta che consente ad ogni cittadino di agire e fare la sua parte.</p>



<h4 class="wp-block-heading">E tu, su quale strato vuoi agire?</h4>



<p><strong>Vuoi proteggere le fondamenta?</strong> Dedica del tempo alla cura del territorio, alla pulizia dei parchi o alla sensibilizzazione ambientale. Stai lavorando per la <strong>Biosfera</strong>.</p>



<p><strong>Vuoi rafforzare il cuore della comunità?</strong> Supporta un&#8217;associazione che si occupa di istruzione, salute o assistenza alimentare. Stai nutrendo la <strong>Società</strong>, rendendola più equa e resiliente alle crisi.</p>



<p><strong>Vuoi cambiare le regole del gioco?</strong> Promuovi stili di vita sostenibili, il consumo critico o il supporto a piccole realtà locali. Stai influenzando l’<strong>Economia</strong>, spingendola verso un modello che rispetti le persone e il pianeta.</p>
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		<title>Volontariato di competenza: impatto sociale con le proprie skills</title>
		<link>https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 17:22:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[retention dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[skills]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://volus.io/?p=1500</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;attuale panorama aziendale, il coinvolgimento dei dipendenti nell’ambito della responsabilità sociale d&#8217;impresa può assumere una nuova forma che va oltre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell&#8217;attuale panorama aziendale, il coinvolgimento dei dipendenti nell’ambito della responsabilità sociale d&#8217;impresa può assumere una nuova forma che va oltre il team building inteso nel senso più tradizionale: il volontariato di competenza <em>(Skill-Based Volunteering)</em>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong>Cos&#8217;è il volontariato di competenza</strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il volontariato di competenza è la <strong>donazione strutturata e mirata delle competenze professionali dei dipendenti</strong> a organizzazioni non-profit. Non si tratta del classico volontariato d’opera, come imbiancare un muro, ma di iniziative dove un <em>project manager</em> gestisce la riorganizzazione delle attività di una ONG o un <em>data analyst</em> ottimizza il loro sistema di raccolta fondi di un’associazione.</p>



<p>Questa modalità trasforma il volontariato in uno <strong>strumento di retention</strong> <strong>aziendale</strong> che amplifica e potenzia le <strong>abilità</strong> di ciascun membro del personale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Affiancamento e leadership:</strong> i dipendenti, spesso in autonomia o in piccoli team interfunzionali, gestiscono un progetto dall&#8217;inizio alla fine, sviluppando <em>leadership</em>, <em>problem solving</em> e intelligenza emotiva.</li>



<li><strong>Esposizione interfunzionale:</strong> il volontariato di competenza spesso richiede la collaborazione tra dipartimenti diversi, migliorando la comunicazione interna e la comprensione dei ruoli aziendali.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cosa dicono e cosa cercano i giovani</strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>I dipendenti, in particolare i <em>Millennial</em> e la <em>Generazione Z</em>, cercano un senso profondo nel loro lavoro. Secondo questa <a href="https://www.forumterzosettore.it/files/2025/04/Analisi-e-innovazione-dei-processi-formativi-del-Terzo-settore_Cop-con-marchi-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine</a>, <strong>più del 75% </strong>afferma che fare volontariato ha cambiato profondamente il proprio modo di pensare.</p>



<p>Offrire l&#8217;opportunità di utilizzare le proprie <em>skills</em> per il bene sociale conduce ad un allineamento con i valori personali ed etici del lavoratore, che si traducono in maggiore <strong>lealtà</strong>, <strong>produttività</strong> ed <strong>orgoglio aziendale</strong>.</p>



<p>In questa direzione, il dipendente diventa anche un <strong>ambasciatore</strong>, migliorando anche l&#8217;immagine dell’impresa secondo le logiche dell’<em>employer branding</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Come strutturare il volontariato di competenza</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Con l’<a href="https://volus.io/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>app</strong> <strong>Volus</strong></a> è possibile implementare un programma efficace e creare attività personalizzate per tutte le necessità che si basano sui seguenti pilastri:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Mappatura delle competenze:</strong> identificare le <em>skills</em> più richieste (es. IT, Finanza, Marketing, HR).</li>



<li><strong>Definizione del formato:</strong> optare per progetti di varia durata nel rispetto del monte ore annuale assegnato a ciascun dipendente.</li>



<li><strong>Misurazione e riconoscimento:</strong> tracciare l&#8217;impatto del progetto e determinare il valore economico delle ore donate permette di celebrare il successo dell’iniziativa sia internamente che esternamente.</li>
</ol>



<p>Il <strong>volontariato di competenza</strong> è la mossa vincente per allineare gli <strong>obiettivi HR</strong> e la <strong>strategia CSR</strong> allo sviluppo dei talenti e alla comunicazione trasparente dei risultati raggiunti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La rilevanza legislativa delle competenze acquisite</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il <strong>decreto interministeriale del 31 luglio 2025</strong> nobilita il volontariato di competenza con il relativo <a href="https://www.cantiereterzosettore.it/volontariato-riconosciute-le-competenze-acquisite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riconoscimento ufficiale</a> come <strong>esperienza di apprendimento permanente</strong>. Ciò significa che le <strong>competenze</strong> maturate dai dipendenti possono essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Formalmente riconosciute:</strong> gli Enti del Terzo Settore (ETS) accreditati possono rilasciare un <strong>Documento di Trasparenza</strong> che attesta le <em>skills</em> acquisite, a condizione che il progetto abbia una durata minima di 60 ore in dodici mesi e sia accompagnato da tutoraggio.</li>



<li><strong>Spendibili a livello lavorativo:</strong> tali attestazioni sono <strong>portabili</strong> e possono essere considerate nei processi di selezione del personale.</li>
</ul>



<p>Per l&#8217;ufficio HR, questo tipo di volontariato si evolve in un vero e proprio <strong>percorso di formazione</strong> validato sul campo.</p>
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