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	<title>certificazioni Archivi | VOLUS</title>
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	<title>certificazioni Archivi | VOLUS</title>
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		<title>Programma di volontariato aziendale: come strutturarlo?</title>
		<link>https://volus.io/programma-di-volontariato-aziendale-come-strutturarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volontariato aziendale rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano...</p>
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<p>Il <strong>volontariato aziendale</strong> rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano <strong>ESG</strong>. Ma come si passa dalle buone intenzioni a un programma strutturato, continuativo e capace di generare vero valore?</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mappare interessi e obiettivi per creare un programma di volontariato aziendale</strong></h2>



<p>Il primo passo per un&#8217;iniziativa di successo è l&#8217;<strong>ascolto attivo</strong> delle proprie persone. Un programma calato dall&#8217;alto, per quanto nobile, rischia di generare scarsa partecipazione. È fondamentale utilizzare sondaggi e momenti di confronto interni per comprendere quali cause sociali o ambientali stanno più a cuore ai dipendenti. </p>



<p>Oltre alle preferenze individuali, la strategia deve rispecchiare fedelmente la <strong><a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cultura aziendale</a></strong> e il <em>core business</em>. Se un&#8217;impresa opera nel settore tecnologico, iniziative volte a ridurre il <em>digital divide</em> nelle scuole potrebbero essere la scelta più coerente. Questa fase di valutazione iniziale permette di definire <strong>obiettivi chiari e misurabili</strong>, ponendo le basi per un programma autentico e a valore aggiunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Progettazione e partnership con il Terzo Settore</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Una volta definita la rotta, è il momento di individuare i giusti compagni di viaggio. Collaborare con gli <strong>Enti del Terzo Settore (ETS)</strong> richiede cura: non si tratta solo di donare tempo o risorse, ma di costruire relazioni di mutuo beneficio. Le organizzazioni non profit conoscono i bisogni urgenti del territorio e possono indirizzare l&#8217;azienda verso attività ad alto impatto. Diventa utile esplorare diverse formule: dal <strong>volontariato fisico</strong> <strong>sul campo</strong> (come la riqualificazione di spazi verdi o la preparazione di pasti) al <strong><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato di competenza</a></strong> (<em>skills-based volunteering</em>), dove i dipendenti mettono a disposizione le proprie competenze professionali (legal, IT, comunicazione).</p>



<p>Parallelamente, è essenziale formalizzare tutto attraverso una chiara <strong>policy aziendale</strong>. Quante ore retribuite annue vengono concesse a ciascun dipendente per fare volontariato? Come si organizza una giornata di team building e come si gestiscono le modalità e le tempistiche di richiesta permessi? Implementare un sistema di <em>Volunteer Time Off (VTO)</em> con regole trasparenti legittima l&#8217;attività e abbassa drasticamente le barriere organizzative alla partecipazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il valore dei dati per misurare l’impatto e raccontare la storia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Un programma di volontariato aziendale strutturato non si conclude con la foto di rito alla fine dell&#8217;evento solidale, ma prosegue con l&#8217;analisi dei risultati. La <strong>misurazione dell&#8217;impatto</strong> è lo scoglio su cui molte imprese si arenano, ma è anche il passaggio più cruciale per dimostrare il valore dell&#8217;iniziativa. Raccogliere dati <strong>quantitativi</strong>, come ore donate, tassi di adesione, output generati, e <strong>qualitativi</strong>, come feedback e sondaggi di gradimento, è vitale per ottimizzare gli eventi futuri e giustificare gli investimenti.</p>



<p>Questi dati, inoltre, diventano il cuore pulsante della <strong>rendicontazione di sostenibilità</strong>. Come richiesto dalle direttive europee e dagli standard globali come il <a href="https://www.globalreporting.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Global Reporting Initiative (GRI)</a>, documentare il coinvolgimento sociale dell&#8217;impresa rafforza la trasparenza verso gli stakeholder e consente di ottenere <a href="https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/" type="post" id="1658" target="_blank" rel="noreferrer noopener">certificazioni</a> tra cui la <strong>B-Corp</strong> ed altre emergenti.</p>



<p>Infine, trasformare i numeri in storie reali è un formidabile strumento di <strong>employer branding</strong>: comunicare internamente ed esternamente l&#8217;impatto raggiunto alimenta l&#8217;<strong>orgoglio del team</strong> e il <strong>senso di appartenenza</strong>, posizionando il brand come un attore realmente responsabile e impegnato, in pieno stile Volus.</p>
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		<title>Società Benefit e B-Corp come nuovo paradigma</title>
		<link>https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
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		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il quanto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il <strong>quanto</strong> un&#8217;azienda guadagna, ma <strong>come</strong> lo guadagna. Si tratta di una trasformazione strutturale del <strong>DNA aziendale</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Lo stato dell&#8217;arte e la differenza sostanziale tra Società Benefit e B-Corp</strong></strong></h2>



<p>&#8220;Società Benefit&#8221; e &#8220;B-Corp&#8221; indicano due concetti correlati ma distinti, che rappresentano l&#8217;attuale stato dell&#8217;arte della <strong>responsabilità d&#8217;impresa</strong>. L&#8217;Italia è stata il primo Paese in Europa, e il secondo al mondo dopo gli USA, ad introdurre la forma giuridica di <strong>Società Benefit</strong>.</p>



<p>La Società Benefit è uno status legale. Un&#8217;azienda modifica il proprio statuto per impegnarsi formalmente a perseguire, oltre al profitto, una o più <strong>finalità di beneficio comune</strong>. Questo impegno diventa vincolante e protegge la missione aziendale nel lungo termine, anche in caso di cambi di management o di proprietà. Non è un &#8220;bollino&#8221;, ma una modifica genetica dell&#8217;impresa che la obbliga alla <strong>trasparenza</strong> e alla <strong>rendicontazione annuale</strong>. </p>



<p>La <strong>B-Corp (Certified B Corporation)</strong>, invece, è una certificazione rilasciata dall&#8217;ente non-profit <a href="https://italy.bcorporation.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Lab</a>. Essa attesta che l&#8217;azienda rispetta <strong>elevati standard volontari</strong> di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cosa serve per la trasformazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Diventare una Società Benefit o ottenere la certificazione B-Corp non è un esercizio di stile, ma un percorso rigoroso che richiede analisi dei dati e revisione dei processi.</p>



<p>Per assumere la veste giuridica di <strong>Società Benefit</strong>, l&#8217;azienda deve agire su due fronti: statutario e organizzativo. Nello statuto va inserito l&#8217;<strong>oggetto sociale</strong> specifico di beneficio comune e va nominato un <strong>responsabile dell&#8217;impatto </strong>che monitori i progressi, da riportare in una relazione annuale allegata al bilancio.</p>



<p>Per la certificazione <strong>B-Corp</strong>, l&#8217;asticella si alza ulteriormente. Il cuore del processo è il <a href="https://bimpactassessment.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Impact Assessment (BIA)</a>, uno strumento di valutazione che analizza l&#8217;azienda a 360 gradi su cinque aree: Governance, Lavoratori, Comunità, Ambiente e Clienti. Per ottenere la certificazione è necessario superare la soglia degli <strong>80 punti su 200</strong>, un traguardo che la media delle aziende tradizionali (che si attesta solitamente intorno ai 50 punti) non raggiunge al primo tentativo. </p>



<p>Il processo richiede di &#8220;aprire i libri&#8221; a B Lab, fornendo prove documentali delle pratiche virtuose. Bisogna dimostrare, dati alla mano, la differenza salariale tra il manager più pagato e l&#8217;ultimo assunto, le politiche di diversità, le azioni sostenibili poste in essere e i tassi di ritenzione. È un <strong>audit della sostenibilità</strong> che trasforma le buone intenzioni in KPI monitorabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il dividendo dell&#8217;impatto che conferisce vantaggi competitivi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Perché un&#8217;azienda dovrebbe imbarcarsi in questo percorso complesso? Il primo vantaggio tangibile è l&#8217;<strong>attrazione dei talenti</strong>. Studi recenti confermano che le nuove generazioni di professionisti non cercano solo uno stipendio, ma uno scopo.</p>



<p>Le aziende con una forte vocazione sociale registrano tassi di <a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>turnover</strong></a> inferiori e un engagement più alto, riducendo drasticamente i costi HR.</p>



<p>Sul fronte del mercato, l&#8217;impatto sociale si traduce in <strong>resilienza</strong> e <strong>preferenza del consumatore</strong>. Le B-Corp hanno dimostrato una maggiore capacità di resistenza durante le crisi economiche rispetto alle aziende tradizionali, grazie a filiere più corte, etiche e controllate. Inoltre, l&#8217;<strong>accesso ai capitali</strong> sta cambiando: i fondi di investimento e le banche guardano con sempre maggiore interesse ai <strong>criteri ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) per valutare il rischio di credito. </p>



<p>Infine, c&#8217;è il <strong>vantaggio dell&#8217;ecosistema</strong>. Entrare in questo network significa accedere a partnership commerciali con altre aziende che parlano la stessa lingua, quella della sostenibilità concreta. L&#8217;<strong>impatto sociale </strong>non è più una voce di costo, ma un moltiplicatore di valore che distingue chi ha una visione di lungo periodo da chi cerca solo il profitto trimestrale.</p>
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		<title>La Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) tra SA8000 e ISO 26000</title>
		<link>https://volus.io/la-responsabilita-sociale-dimpresa-csr-tra-sa8000-e-iso-26000/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[WELFARE & BENESSERE AZIENDALE]]></category>
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		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno scenario dove le aziende sono sempre più coinvolte nei report di sostenibilità e nell’analisi della catena del valore,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In uno scenario dove le aziende sono sempre più coinvolte nei report di sostenibilità e nell’analisi della catena del valore, la <strong>SA8000</strong> e la <strong>ISO 26000 </strong>sono, tra gli altri, dei punti di riferimento per la Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) volta a tradurre l&#8217;etica in azioni concrete.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong>SA8000: lo standard etico per la CSR</strong></h2>



<p>La <a href="https://sa-intl.org/programs/sa8000/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SA8000 (Social Accountability 8000)</strong></a> è lo standard internazionale di riferimento per chi vuole dimostrare, carte alla mano, il proprio impegno verso i diritti dei lavoratori.</p>



<p>Creata dal <strong>Social Accountability International (SAI)</strong>, è una norma tecnica certificabile: ciò significa che un ente esterno verifica periodicamente che l’azienda rispetti requisiti rigorosi, che vanno dal divieto di lavoro infantile alla garanzia di un salario dignitoso e di un ambiente sicuro.</p>



<p>Di recente è stata rilasciata la versione aggiornata <strong>SA8000:2026</strong>, che rafforza ulteriormente i criteri di <em>due diligence</em> sui diritti umani.</p>



<p>Il grande vantaggio della SA8000 risiede nella natura operativa. Non si limita a dichiarazioni d&#8217;intenti, ma impone un vero e proprio sistema di gestione. Per un’azienda, ottenere questa <strong>certificazione</strong> attraverso enti accreditati significa ridurre i rischi legali e reputazionali, e creare un ambiente di lavoro più equo e trasparente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>ISO 26000: la bussola per una visione olistica</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>A differenza della prima, la <a href="https://www.iso.org/iso-26000-social-responsibility.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ISO 26000</strong></a> non è una certificazione ma una linea guida volontaria pubblicata dall&#8217;<strong>International Organization for Standardization (ISO)</strong>.</p>



<p>Adottare la ISO 26000 significa abbracciare un approccio multidimensionale. L’azienda non guarda solo all&#8217;interno delle proprie mura, ma analizza l&#8217;intero ecosistema in cui opera attraverso i suoi <strong>7 Temi Fondamentali</strong>.</p>



<p>Come indicato dal <a href="https://iso26k.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">network ufficiale</a> ISO 26000 SGN, questo è lo strumento ideale per le organizzazioni che vogliono costruire un <strong>bilancio di sostenibilità</strong> solido o che desiderano integrare la <strong>responsabilità sociale</strong> <strong>d&#8217;impresa (CSR) </strong>nel proprio DNA decisionale, andando oltre il semplice rispetto delle norme giuslavoristiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Sinergia o strategia: quale percorso intraprendere per la Responsabilità Sociale d&#8217;Impresa?</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quale delle due adottare? Non si tratta di strumenti alternativi, ma complementari.</p>



<p>Mentre la <strong>SA8000</strong> è perfetta per dare garanzie immediate e verificabili alla <em>supply chain</em> e ai partner commerciali, la <strong>ISO 26000</strong> è fondamentale per strutturare una cultura della sostenibilità a lungo termine che coinvolga tutti gli stakeholder.</p>



<p>In Italia, enti come il <a href="https://www.ciseonweb.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>CISE (Centro per l&#8217;Innovazione e lo Sviluppo Economico)</strong></a> offrono supporto specifico per chi vuole intraprendere questo percorso etico, in qualità di ente accreditato dal <a href="http://www.saasaccreditation.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SAAS – Social Accountability Accreditation Services</a> (nel mondo sono solo qualche decina!).</p>



<p>In molti casi, il <strong>modello vincente</strong> consiste nell&#8217;utilizzare la ISO 26000 come quadro di riferimento per definire i valori e la direzione aziendale, implementando poi la SA8000 come strumento tecnico per valorizzare la gestione delle risorse umane.</p>



<p>Questa combinazione permette di creare un <strong>vantaggio competitivo</strong> che posiziona l&#8217;azienda come leader consapevole e responsabile per vocazione nel proprio settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/la-responsabilita-sociale-dimpresa-csr-tra-sa8000-e-iso-26000/">La Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) tra SA8000 e ISO 26000</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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