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	<title>IMPATTO SOCIALE Archivi | VOLUS</title>
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	<title>IMPATTO SOCIALE Archivi | VOLUS</title>
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		<title>Il volontariato migliora soddisfazione e performance lavorative</title>
		<link>https://volus.io/il-volontariato-migliora-soddisfazione-e-performance-lavorative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[WELFARE & BENESSERE AZIENDALE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più aziende scoprono che sostenere cause sociali ha un impatto diretto sul benessere e sui risultati dei propri team....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sempre più aziende scoprono che sostenere cause sociali ha un impatto diretto sul benessere e sui risultati dei propri team. Ma in che modo l&#8217;<strong>impegno sociale</strong> si traduce in benefici concreti per i lavoratori? Una recente revisione sistematica esplora proprio questa dinamica e rivela dati su come il <strong>volontariato</strong> influisce sulle performance lavorative e sulla soddisfazione dei dipendenti.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il legame tra volontariato e soddisfazione lavorativ</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong>a</h2>



<p>Il primo dato significativo emerso dallo <a href="https://doi.org/10.1007/s44202-025-00403-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> evidenzia come l&#8217;86% delle ricerche esaminate riporti un&#8217;associazione positiva e diretta tra il volontariato e la <strong>soddisfazione lavorativa</strong> dei dipendenti. Questo benessere psicologico è spesso alimentato da un forte senso di <strong>connessione sociale</strong> e dalla percezione di generare un impatto significativo.</p>



<p>Inoltre, quando le persone hanno l&#8217;opportunità di partecipare ad attività di <strong>volontariato aziendale</strong> in linea con le loro <strong>competenze specifiche</strong>, tendono a sentirsi molto più appagate sul posto di lavoro. </p>



<p>L&#8217;allineamento tra le abilità professionali e le attività solidali svolte rappresenta infatti uno dei principali fattori in grado di migliorare in modo tangibile l&#8217;<strong>engagement</strong> generale all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;impatto sulle performance lavorative e l&#8217;intensità della partecipazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Per quanto riguarda la <strong>produttività</strong>, l&#8217;impatto del volontariato sulle <strong>performance e le prestazioni lavorative</strong> mostra dinamiche affascinanti e non del tutto lineari. Il 57% degli studi analizzati ha confermato un effetto positivo sulle prestazioni complessive dei lavoratori.</p>



<p>Tuttavia, la ricerca ha individuato un&#8217;interessante relazione a curva che dimostra come i livelli <strong>moderati di volontariato</strong> massimizzino i benefici sulle prestazioni dei dipendenti, mentre un coinvolgimento troppo scarso o, al contrario, eccessivamente intensivo possa persino ridurli.</p>



<p>Le aziende devono quindi prestare grande attenzione per calibrare l&#8217;impegno richiesto ed evitare un unico evento isolato nel tempo o il sovraccarico dei propri collaboratori.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Progettare programmi di volontariato strategici per le imprese</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Alla luce di questi risultati scientifici, diventa cruciale per le imprese sviluppare e offrire <a href="https://volus.io/programma-di-volontariato-aziendale-come-strutturarlo/" type="post" id="1789" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programmi</a> strutturati e mirati. Inserire efficacemente queste iniziative all&#8217;interno delle proprie strategie di <strong>responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR)</strong> e di <strong>well-being</strong> aziendale richiede un&#8217;attenta pianificazione per allineare gli obiettivi sociali con le aspettative del personale.</p>



<p>Infine, permettere ai dipendenti di imparare e acquisire <strong>nuove <a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500">c</a><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500" target="_blank" rel="noreferrer noopener">o</a><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500">mpetenze</a></strong> tramite il volontariato si è rivelato un ulteriore acceleratore di performance ed una vera e propria leva di <strong>crescita professionale</strong>, a patto che l&#8217;apprendimento sia stimolante e ben progettato di concerto con le associazioni del Terzo Settore.</p>
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		<title>Il turismo rigenerativo come nuovo modo di viaggiare</title>
		<link>https://volus.io/il-turismo-rigenerativo-come-nuovo-modo-di-viaggiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a essere superato dalla necessità di interventi più incisivi. Come il <strong>turismo rigenerativo</strong>, un approccio che punta a lasciare la destinazione migliore di come è stata trovata.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong>Dal minore impatto alla restituzione attiva del turismo rigenerativo</strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il turismo sostenibile nasce con lo scopo di contenere gli effetti negativi derivanti dai massicci flussi di visitatori. Il <strong>turismo rigenerativo</strong>, invece, mira a generare un bilancio netto positivo per il territorio. L&#8217;obiettivo primario diventa la <strong>restituzione attiva</strong> che cura e ripristina l&#8217;ecosistema ospitante.</p>



<p>Questo cambio di paradigma implica che le destinazioni non vengano più concepite come meri bacini di consumo, ma come reti viventi complesse. Secondo i principi delineati per l&#8217;<a href="https://news.simtur.eu/simtur/editoriali/benvenuti-nell-era-del-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estensione del turismo sostenibile</a>, l&#8217;economia generata dalle visite deve rivitalizzare il <strong>capitale naturale e sociale </strong>locale, al contrario dell&#8217;economia estrattiva.</p>



<p>Il risultato che si intende quantificare analiticamente è quanto la <strong>presenza turistica</strong> riesca a far prosperare la biodiversità, a ristabilire gli equilibri ambientali e a incrementare la resilienza del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il ruolo centrale delle comunità locali</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La pianificazione dei flussi e delle <strong>esperienze</strong>, così come lo sviluppo delle infrastrutture devono necessariamente partire dai dati demografici e dalle necessità sociali ed economiche della <strong>popolazione locale</strong>.</p>



<p>Applicare questo modello gestionale in aree geografiche marginali, montane o rurali, diventa anche uno strumento per contrastare l&#8217;esodo abitativo. Si crea un&#8217;<strong>economia circolare comunitaria</strong> che integra l&#8217;esperienza di viaggio diretta a supportare le filiere corte, l&#8217;agricoltura locale e l&#8217;artigianato autoctono.</p>



<p>In questo quadro strategico, la <strong>cooperazione</strong> strutturale sostituisce la competizione al ribasso. I margini di profitto così vanno a finanziare servizi essenziali, manutenzione urbana e formazione professionale. L&#8217;industria dell&#8217;ospitalità si trasforma in un vettore di <strong>welfare locale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Applicazioni pratiche e soluzioni sul territorio</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La validità di questo modello teorico si misura esclusivamente attraverso azioni concrete sul campo. Le <strong>strutture ricettive</strong> orientate alla rigenerazione abbandonano i format isolati e scollegati dal contesto per integrare le proprie attività con le necessità fisiche dell&#8217;ambiente circostante.</p>



<p>Tra gli esempi di immediata applicazione figurano i format di soggiorno che prevedono la <strong>partecipazione</strong> pratica dei viaggiatori a progetti scientifici o di conservazione, alla stregua di vere e proprie attività di <a href="https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/" type="post" id="1607" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato</a>, dove il turista è un valore aggiunto per il territorio. </p>



<p>Questo include <a href="https://www.marketing-italia.eu/blog/turismo/turismo-sostenibile-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interventi</a> di riforestazione, la tutela delle risorse naturali e il ripristino materiale di ecosistemi danneggiati, come le barriere coralline o i terreni agricoli degradati dalle monocolture, oppure la pulizia di spiagge.</p>



<p>Ecco che le organizzazioni turistiche hanno l’opportunità di certificare l&#8217;<strong>impatto misurabile</strong> delle ore di lavoro investite nell&#8217;aumento del valore della destinazione e del beneficio comune.</p>
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		<title>Il volontariato sportivo nelle recenti Olimpiadi Invernali</title>
		<link>https://volus.io/il-volontariato-sportivo-nelle-recenti-olimpiadi-invernali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le recenti Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ci hanno ricordato che il vero trionfo non si misura solo in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le recenti Olimpiadi Invernali di <strong>Milano Cortina 2026</strong> ci hanno ricordato che il vero trionfo non si misura solo in centesimi di secondo, ma nella capacità di unire individui diversi sotto un unico, grande scopo. Il <strong>volontariato sportivo</strong> si è confermato ancora una volta l&#8217;anima vibrante della manifestazione, regalandoci storie di dedizione, fatica e sorrisi che continuano a ispirare la nostra visione e le storie che amiamo raccontare.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong>Il vero valore del volontariato sportivo</strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quando pensiamo allo sport, l&#8217;immaginario vola subito agli atleti e alle loro imprese straordinarie. Eppure, il <strong>volontariato sportivo</strong> rappresenta la vera infrastruttura umana su cui si regge la maggior parte delle competizioni. Scegliere di dedicare il proprio tempo e le proprie energie a un evento del genere significa abbracciare un senso di appartenenza che supera le barriere culturali e linguistiche.</p>



<p>Non è trattato semplicemente di indicare la strada a un tifoso smarrito o di preparare una pista innevata, ma di essere i veri ambasciatori dell&#8217;evento. Questa rete di solidarietà dei volontari e delle volontarie olimpiche ha creato un micro-mondo basato sull&#8217;<strong>empatia</strong>, dove la riuscita della manifestazione è diventata una responsabilità condivisa e una gioia collettiva. </p>



<p>In questo contesto, lo <strong>spirito olimpico</strong> si manifesta nella sua forma più pura: la ricerca della vittoria personale e di squadra è accompagnata dal desiderio autentico di contribuire al <a href="https://volus.io/il-volontariato-nordico/" type="post" id="1569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bene comune</a>. È un&#8217;esperienza che trasforma radicalmente chi la vive, lasciando in dote competenze relazionali uniche e una rinnovata fiducia nel potere della collaborazione umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Lo &#8216;stress test&#8217; dei grandi eventi come Milano-Cortina 2026</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se lo sport di base è la palestra quotidiana del volontariato, i <strong>grandi eventi</strong> ne rappresentano la massima prova di tenuta logistica. Le recenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno dimostrato cosa succede quando la dedizione locale si unisce a un&#8217;organizzazione complessa, strutturata attraverso il programma ufficiale <a href="https://team26.milanocortina2026.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Team26</a>.</p>



<p>La gestione di un evento di tale portata richiede precisione e ruoli ben definiti. I circa <a href="https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/le-curiosita-sui-18-000-volontari-e-volontarie-dei-giochi-di-milano-cortina-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">18.000 volontari</a> non hanno fatto solo accoglienza, ma hanno garantito la sicurezza dei flussi, supportato le divisioni mediche, gestito i trasporti e facilitato i controlli. Ci tengo a citare due dati: il<strong>48%</strong> erano <strong>under 35 </strong>e il <strong>51%</strong> erano <strong>donne</strong>, in un perfetto equilibrio anagrafico e di genere, provenienti da <strong>94 nazioni</strong> diverse.</p>



<p>L&#8217;<strong>eterogeneità anagrafica e culturale</strong> dei partecipanti ha trasformato le sedi di gara in veri e propri hub operativi ad alta efficienza. Un fattore chiave di questa edizione è stato l&#8217;approccio strutturato all&#8217;<strong>inclusione</strong>. Il comitato organizzatore ha infatti facilitato l&#8217;accesso ai ruoli operativi anche a persone con disabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;infrastruttura umana dello sport di base</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Lontano dai riflettori internazionali, lo <strong>sport dilettantistico</strong> vive grazie a chi dedica il proprio tempo libero alla gestione delle attività quotidiane. Dagli allenatori dei settori giovanili agli addetti alla manutenzione degli impianti, fino a chi organizza i trasporti per le trasferte domenicali. Senza queste figure, il sistema sportivo di base semplicemente collasserebbe.</p>



<p>In Italia, il <strong>volontariato sportivo</strong> rappresenta una fetta enorme dell&#8217;associazionismo. Le migliaia di società sportive dilettantistiche (SSD) e associazioni (ASD) attive sul territorio si affidano a queste reti comunitarie per garantire l&#8217;accesso alla <strong>pratica sportiva</strong>, abbattendo i costi e favorendo la coesione sociale a livello locale.</p>



<p>Non è solo una questione di passione per la disciplina. Fare volontariato nella squadra del proprio <strong>quartiere </strong>significa presidiare il territorio, prevenire il disagio giovanile e mantenere attivi gli spazi di aggregazione, generando un valore reale e misurabile per la collettività di cui facciamo parte.</p>
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		<item>
		<title>Il Terzo Settore accelera tra nuovi traguardi e sfide future</title>
		<link>https://volus.io/il-terzo-settore-accelera-tra-nuovi-traguardi-e-sfide-future/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dell&#8217;impatto sociale in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda e senza precedenti. In questo articolo esploriamo...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il mondo dell&#8217;<strong>impatto sociale</strong> in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda e senza precedenti. In questo articolo esploriamo come la <strong>solidarietà</strong> e l&#8217;organizzazione stanno ridisegnando il Terzo Settore tra nuove consapevolezze, sfide quotidiane e mete normative tanto attese.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong>Il Terzo Settore come motore inarrestabile per il Paese</strong></strong></strong></h2>



<p>I dati più recenti del <strong>Terzo Settore</strong> restituiscono l&#8217;immagine di un ecosistema vibrante e resiliente, in cui la <strong>partecipazione <a href="https://volus.io/dal-volontariato-civico-alla-community/" type="post" id="665" target="_blank" rel="noreferrer noopener">civica</a></strong> si fonde con una capacità organizzativa sempre più strutturata e matura.</p>



<p>In questo scenario, emergono dinamiche estremamente positive che vedono crescere non solo le <strong>donazioni</strong> e la fiducia verso le associazioni, ma anche l&#8217;occupazione all&#8217;interno degli enti stessi. Lavorare nel sociale non è più una vocazione disinteressata, ma una <strong>prospettiva professionale </strong>concreta che genera un inestimabile valore economico e umano per la collettività.</p>



<p>Per comprendere a fondo i numeri inediti sull&#8217;occupazione e sulla tenuta del settore, potete consultare questo approfondimento intitolato <a href="https://terzjus.it/articoli/tra-coesione-e-precarieta-ecco-la-mappa-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tra coesione e precarietà, ecco la mappa del Terzo settore</a>, che fotografa perfettamente i punti di forza e le reali potenzialità di questo pilastro sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La riforma al traguardo e la crescita del RUNTS</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;entusiasmo di questa crescita viaggia necessariamente di pari passo con l&#8217;urgenza di regole chiare, moderne e trasparenti. La <strong>Riforma del Terzo Settore</strong> sta finalmente giungendo al suo traguardo operativo, portando con sé un bagaglio di novità.</p>



<p>Il vero protagonista di questa complessa transizione burocratica e identitaria è il <strong>RUNTS</strong> (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che continua ad accogliere nuovi enti a ritmi sostenuti. Questo strumento rappresenta, da una parte un &#8220;passaporto&#8221; a garanzia della trasparenza e dell&#8217;affidabilità delle <strong>organizzazioni non profit</strong>, e dall’altra un presupposto di deducibilità fiscale per le <a href="https://terzjus.it/articoli/volontariato-aziendale-limpresa-come-palestra-di-cittadinanza-attiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aziende</a> che donano ore lavorative e contributi alle stesse. </p>



<p>Tuttavia, il passaggio al nuovo assetto non è affatto privo di ostacoli. Le associazioni di piccola dimensione, vittime dell’elevata frammentazione, si trovano spesso a dover affrontare adempimenti complessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Verso un futuro di innovazione e amministrazione condivisa</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La vera scommessa per il futuro, però, non si gioca solamente sui tavoli della burocrazia o negli studi dei commercialisti, ma sul fertile campo dell&#8217;<strong>innovazione sociale</strong>. Le nuove generazioni si stanno avvicinando all&#8217;impegno civile con modalità inedite, passando per il <a href="https://terzjus.it/senza-categoria/dal-click-alla-cittadinanza-attiva-luigi-bobba-e-la-sfida-dellattivismo-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">net-attivismo</a> e pretendendo spazi di partecipazione più fluidi, orizzontali e digitalizzati.</p>



<p>Parallelamente, sta assumendo un ruolo sempre più centrale il concetto di <strong><a href="https://terzjus.it/articoli/lamministrazione-condivisa-come-laboratorio-di-innovazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amministrazione condivisa</a></strong>, un ambito in cui professionisti, aziende, enti pubblici e associazioni decidono di mettersi letteralmente allo stesso tavolo. Sta diventando la prassi virtuosa per co-programmare e co-progettare interventi incisivi e creare vera collaborazione per i territori.</p>



<p>Da tale evoluzione emergerà un Terzo settore capace di essere non solo il cuore pulsante delle emergenze, ma anche la mente strategica per la <strong>prevenzione</strong>. Una grande rete in cui ogni nodo contribuisce a tessere una trama di <strong>sostenibilità</strong> e <strong>inclusione</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/il-terzo-settore-accelera-tra-nuovi-traguardi-e-sfide-future/">Il Terzo Settore accelera tra nuovi traguardi e sfide future</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La contrapposizione tra la guerra e il volontariato</title>
		<link>https://volus.io/la-contrapposizione-tra-la-guerra-e-il-volontariato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui le distanze geografiche sembrano essersi annullate, il legame tra le atrocità della guerra e la spinta...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un’epoca in cui le distanze geografiche sembrano essersi annullate, il legame tra le atrocità della guerra e la spinta vitale del volontariato si fa sempre più evidente, rivelando un’interconnessione profonda.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Dove c’è guerra c’è anche la speranza data dal volontariato</strong></strong></h2>



<p>Il volontariato è un presidio irrinunciabile quando imperversano i conflitti. Le <strong>guerre contemporanee</strong> non si limitano a ridisegnare tragicamente i confini sulle mappe, ma puntano a lacerare il tessuto intimo della società civile. Eppure, osservando la storia recente, è proprio nel cuore gelido delle crisi umanitarie globali che assistiamo al risveglio più potente della <a href="https://www.unhcr.org/it/emergenza-l-aiuto-arriva-72-ore" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>solidarietà</strong></a><strong> umana</strong>.</p>



<p>Quando le infrastrutture collassano e le certezze vacillano, sono le reti informali a tessere la prima, fondamentale <strong>rete di salvataggio</strong>. Le ostilità mobilitano migliaia di persone pronte ad accogliere e ad aiutare. </p>



<p>All&#8217;azione distruttiva si contrappone immediatamente la reazione di chi, mosso da un incrollabile <strong>impegno civile</strong>, sceglie deliberatamente di non voltare lo sguardo, trasformando l&#8217;angoscia in azione concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;eroismo silenzioso: il volontario come scudo umano</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il <strong>volontariato internazionale</strong> ci insegna ogni giorno che il coraggio più ostinato risiede nella perseveranza della cura. Da chi allestisce cliniche mobili e presta <strong>primo soccorso </strong>alle <a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/rifugiati-ucraina-frontiere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">frontiere</a> dei conflitti, a chi mette in campo la propria azienda per organizzare carichi di beni di prima necessità.</p>



<p>Nei teatri di scontro, la <strong>resilienza</strong> di interi popoli è spesso alimentata e tenuta in vita proprio dalla presenza silenziosa e costante dei volontari.</p>



<p>Tutto ciò ci rammenta che prevenire le fratture sociali nel nostro quotidiano coltivando la <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/reports/cohesion9/9CR_Report_FINAL.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>coesione sociale</strong></a><strong> </strong>nei nostri stessi territori è fondamentale e sempre più imprescindibile per costruire una <strong>barriera protettiva</strong> unificante contro le ingiustizie e le decisioni scellerate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La pace come impatto sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quando generiamo un <strong><a href="https://volus.io/lanno-internazionale-del-volontariato-per-lo-sviluppo-sostenibile/" type="post" id="1709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impatto sociale</a></strong> tangibile e positivo nelle nostre comunità, stiamo gettando le fondamenta per solide infrastrutture di pace, sottraendo terreno fertile all&#8217;isolamento, alla paura e ai pregiudizi.</p>



<p>Un aspetto da rimarcare emerso negli ultimi anni è che, mentre i conflitti aumentano la complessità operativa, le persone tendono a scavalcare le grandi organizzazioni per fornire <strong>aiuto diretto</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>secondo le stime <a href="https://ilostat.ilo.org/new-global-estimates-reveal-that-2-1-billion-people-volunteer-monthly/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ILOSTAT 2026</a>, il volontariato diretto (aiutare vicini, rifugiati nella propria città, reti informali) è <strong>più del doppio</strong> rispetto a quello svolto tramite organizzazioni strutturate (25% contro 12% della popolazione mondiale);</li>



<li>in contesti di <strong>guerra</strong>, la proporzionalità con il <strong>volontariato</strong> è evidente: la distruzione delle istituzioni statali obbliga i cittadini a diventare &#8220;volontari per necessità&#8221;, creando reti di mutuo soccorso che sono l&#8217;unico baluardo contro il collasso totale.</li>
</ul>



<p>Esiste però un punto di rottura. Quando i conflitti diventano <strong>cronici</strong>, la proporzionalità tende a farsi inversa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nel 2025, molti enti umanitari hanno segnalato una <a href="https://www.intersos.org/2025-un-anno-di-sfide-umanitarie-senza-precedenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difficoltà crescente nel reperire fondi</a> per crisi che l&#8217;opinione pubblica percepisce come &#8220;senza fine&#8221;;</li>



<li>a fronte di un bisogno umanitario che per il 2026 richiede oltre <strong>47 miliardi di dollari</strong> a livello globale, poi ridotti a <a href="https://humanitarianaction.info/document/global-humanitarian-overview-2026/article/glance-17#page-title" target="_blank" rel="noreferrer noopener">33 miliardi</a>, i contributi dei governi e dei privati faticano a tenere il passo, creando un gap pericoloso.</li>
</ul>



<p>Ad ogni modo, scegliere di dedicare il <strong>proprio tempo</strong>, anche in misura minima, all&#8217;altro rappresenta la dimostrazione più alta che la vera forza di una società non risiede mai nella conquista, ma nell&#8217;inesauribile <strong>capacità condivisa</strong> di prendersi cura del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/la-contrapposizione-tra-la-guerra-e-il-volontariato/">La contrapposizione tra la guerra e il volontariato</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile</title>
		<link>https://volus.io/lanno-internazionale-del-volontariato-per-lo-sviluppo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A venticinque anni dal primo storico Anno Internazionale del Volontariato del 2001, le Nazioni Unite hanno deciso di riaccendere i...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A <strong>venticinque anni</strong> dal primo storico Anno Internazionale del Volontariato del 2001, le Nazioni Unite hanno deciso di riaccendere i riflettori su questo pilastro della convivenza civile. Il 2026 è stato ufficialmente proclamato <strong>Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong>Riscoprire il senso del dono nell&#8217;Agenda 2030</strong></strong></strong></h2>



<p>La decisione di dedicare il 2026 al volontariato nasce dalla <strong>Risoluzione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong> (<a href="https://undocs.org/Home/Mobile?FinalSymbol=A%2FRES%2F78%2F127&amp;Language=E&amp;DeviceType=Desktop&amp;LangRequested=False" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A/RES/78/127</a>), adottata per consenso da tutti gli Stati membri. Questo documento sancisce un principio fondamentale: il volontariato non è un&#8217;attività accessoria o puramente emergenziale, ma una componente trasversale essenziale per il raggiungimento degli <strong>Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)</strong>.</p>



<p>Dunque non si tratta di una semplice ricorrenza celebrativa, ma di una chiamata all&#8217;azione globale per riconoscere come la <strong>solidarietà organizzata</strong> sia un acceleratore indispensabile per il futuro del nostro pianeta.</p>



<p>In un mondo segnato da crisi complesse, dai conflitti geopolitici alle emergenze climatiche, il volontario agisce come un <strong>connettore sociale</strong>. L&#8217;ONU riconosce che senza il coinvolgimento delle comunità, nessun obiettivo governativo può essere pienamente raggiunto. </p>



<p>Come sottolineato dal programma <a href="https://www.unv.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">United Nations Volunteers (UNV)</a>, il volontariato è un potente mezzo di attuazione dell&#8217;Agenda 2030 perché permette di <strong>raggiungere le persone più emarginate</strong>, spesso invisibili alle politiche macroeconomiche, restituendo loro voce e dignità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Oltre l&#8217;emergenza: il volontariato come infrastruttura sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Uno dei temi centrali di questo anno internazionale sarà l&#8217;evoluzione del volontariato verso forme più strutturate e digitali. Il <strong>volontariato moderno</strong> sta cambiando pelle: non è più solo presenza fisica, ma anche <strong>competenza</strong>, attivismo digitale e condivisione di know-how professionale. Le organizzazioni del <strong>Terzo Settore</strong> sono chiamate a gestire una forza lavoro sempre più esigente e qualificata, che chiede flessibilità e impatto misurabile.</p>



<p>Il rapporto sullo stato del volontariato nel mondo (<a href="https://swvr2022.unv.org/wp-content/uploads/2022/04/UNV_SWVR_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">State of the World&#8217;s Volunteerism Report</a>) ha evidenziato come la collaborazione tra volontari e istituzioni stia ridefinendo il contratto sociale secondo le logiche di <strong>co-progettazione</strong>. Il 2026 dovrà servire a rafforzare queste partnership, chiedendo ai governi di creare ambienti legislativi favorevoli e protezioni adeguate per chi offre il proprio tempo.</p>



<p>In questo contesto, la <strong>formazione</strong> diventa cruciale. Il volontariato per lo sviluppo sostenibile richiede consapevolezza: capire le cause profonde della povertà o del cambiamento climatico è necessario quanto l&#8217;azione diretta. L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;impulso solidale in una vera e propria <strong><a href="https://volus.io/la-giornata-internazionale-del-volontariato-al-suo-40-anniversario/" type="post" id="1486" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastruttura sociale permanente</a></strong>, capace di resistere agli shock esterni e di evolversi con i tempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Verso uno sviluppo sostenibile e partecipato</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il cuore pulsante del 2026 sarà la <strong>sostenibilità</strong>, intesa nella sua accezione più ampia: ambientale, economica e sociale. I volontari sono spesso i primi a rispondere ai disastri climatici e gli ultimi ad andarsene quando l&#8217;attenzione mediatica cala. Il loro ruolo nella <strong>tutela dell&#8217;ambiente</strong> e nella promozione di stili di vita sostenibili è insostituibile, agendo come moltiplicatori di buone pratiche.</p>



<p>Tuttavia, per essere sostenibile, il volontariato deve esserlo anche per il volontario stesso. Si parlerà molto di <strong>benessere dei volontari</strong>, di prevenzione del burnout e di <strong>riconoscimento delle competenze</strong> acquisite<em> (soft skills)</em>. Come indicato nelle linee guida per il <a href="https://docs.un.org/en/dp/2026/9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Plan of Action</a> per il 2026-2030, è fondamentale che l&#8217;esperienza di volontariato sia <strong>inclusiva e accessibile</strong> a tutti.</p>



<p>Il modello che le <strong>Nazioni Unite</strong> desiderano disegnare è quello di una società dove la crescita economica e il senso civico non possono prescindere dalla <strong>coesione sociale</strong> garantita da milioni di persone che, ogni giorno, scelgono di dedicarsi agli altri senza chiedere nulla in cambio.</p>
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		<title>Società Benefit e B-Corp come nuovo paradigma</title>
		<link>https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il quanto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il <strong>quanto</strong> un&#8217;azienda guadagna, ma <strong>come</strong> lo guadagna. Si tratta di una trasformazione strutturale del <strong>DNA aziendale</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Lo stato dell&#8217;arte e la differenza sostanziale tra Società Benefit e B-Corp</strong></strong></h2>



<p>&#8220;Società Benefit&#8221; e &#8220;B-Corp&#8221; indicano due concetti correlati ma distinti, che rappresentano l&#8217;attuale stato dell&#8217;arte della <strong>responsabilità d&#8217;impresa</strong>. L&#8217;Italia è stata il primo Paese in Europa, e il secondo al mondo dopo gli USA, ad introdurre la forma giuridica di <strong>Società Benefit</strong>.</p>



<p>La Società Benefit è uno status legale. Un&#8217;azienda modifica il proprio statuto per impegnarsi formalmente a perseguire, oltre al profitto, una o più <strong>finalità di beneficio comune</strong>. Questo impegno diventa vincolante e protegge la missione aziendale nel lungo termine, anche in caso di cambi di management o di proprietà. Non è un &#8220;bollino&#8221;, ma una modifica genetica dell&#8217;impresa che la obbliga alla <strong>trasparenza</strong> e alla <strong>rendicontazione annuale</strong>. </p>



<p>La <strong>B-Corp (Certified B Corporation)</strong>, invece, è una certificazione rilasciata dall&#8217;ente non-profit <a href="https://italy.bcorporation.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Lab</a>. Essa attesta che l&#8217;azienda rispetta <strong>elevati standard volontari</strong> di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cosa serve per la trasformazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Diventare una Società Benefit o ottenere la certificazione B-Corp non è un esercizio di stile, ma un percorso rigoroso che richiede analisi dei dati e revisione dei processi.</p>



<p>Per assumere la veste giuridica di <strong>Società Benefit</strong>, l&#8217;azienda deve agire su due fronti: statutario e organizzativo. Nello statuto va inserito l&#8217;<strong>oggetto sociale</strong> specifico di beneficio comune e va nominato un <strong>responsabile dell&#8217;impatto </strong>che monitori i progressi, da riportare in una relazione annuale allegata al bilancio.</p>



<p>Per la certificazione <strong>B-Corp</strong>, l&#8217;asticella si alza ulteriormente. Il cuore del processo è il <a href="https://bimpactassessment.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Impact Assessment (BIA)</a>, uno strumento di valutazione che analizza l&#8217;azienda a 360 gradi su cinque aree: Governance, Lavoratori, Comunità, Ambiente e Clienti. Per ottenere la certificazione è necessario superare la soglia degli <strong>80 punti su 200</strong>, un traguardo che la media delle aziende tradizionali (che si attesta solitamente intorno ai 50 punti) non raggiunge al primo tentativo. </p>



<p>Il processo richiede di &#8220;aprire i libri&#8221; a B Lab, fornendo prove documentali delle pratiche virtuose. Bisogna dimostrare, dati alla mano, la differenza salariale tra il manager più pagato e l&#8217;ultimo assunto, le politiche di diversità, le azioni sostenibili poste in essere e i tassi di ritenzione. È un <strong>audit della sostenibilità</strong> che trasforma le buone intenzioni in KPI monitorabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il dividendo dell&#8217;impatto che conferisce vantaggi competitivi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Perché un&#8217;azienda dovrebbe imbarcarsi in questo percorso complesso? Il primo vantaggio tangibile è l&#8217;<strong>attrazione dei talenti</strong>. Studi recenti confermano che le nuove generazioni di professionisti non cercano solo uno stipendio, ma uno scopo.</p>



<p>Le aziende con una forte vocazione sociale registrano tassi di <a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>turnover</strong></a> inferiori e un engagement più alto, riducendo drasticamente i costi HR.</p>



<p>Sul fronte del mercato, l&#8217;impatto sociale si traduce in <strong>resilienza</strong> e <strong>preferenza del consumatore</strong>. Le B-Corp hanno dimostrato una maggiore capacità di resistenza durante le crisi economiche rispetto alle aziende tradizionali, grazie a filiere più corte, etiche e controllate. Inoltre, l&#8217;<strong>accesso ai capitali</strong> sta cambiando: i fondi di investimento e le banche guardano con sempre maggiore interesse ai <strong>criteri ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) per valutare il rischio di credito. </p>



<p>Infine, c&#8217;è il <strong>vantaggio dell&#8217;ecosistema</strong>. Entrare in questo network significa accedere a partnership commerciali con altre aziende che parlano la stessa lingua, quella della sostenibilità concreta. L&#8217;<strong>impatto sociale </strong>non è più una voce di costo, ma un moltiplicatore di valore che distingue chi ha una visione di lungo periodo da chi cerca solo il profitto trimestrale.</p>
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		<title>Come il volontariato è connesso con gli SDG</title>
		<link>https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri come il volontariato trasforma gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell&#8217;Agenda 2030 in azioni concrete, dove il legame tra...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Scopri come il volontariato trasforma gli <strong>Obiettivi di Sviluppo Sostenibile</strong> (SDG) dell&#8217;Agenda 2030 in azioni concrete, dove il legame tra impegno sociale, tecnologia e impatto globale costruisce un futuro equo e sostenibile.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Gli SDG attivati attraverso il volontariato</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Le <a href="https://www.unv.org/recognition-volunteerism-ivy-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni Unite</a> hanno riconosciuto ufficialmente che l&#8217;<strong>azione volontaria </strong>è un veicolo fondamentale per l&#8217;attuazione degli obiettivi globali, poiché agisce come collante sociale e trasversale capace di arrivare dove le istituzioni a volte faticano.</p>



<p>Tra gli altri obiettivi, il volontariato è un attivatore nell&#8217;<strong>educazione di qualità</strong> (<a href="https://asvis.it/goal4/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 4</a>) mediante il mentoring e il supporto scolastico, per la <strong>parità di genere</strong> (<a href="https://asvis.it/goal5/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 5</a>) combattendo stereotipi e discriminazioni sul campo, e nell&#8217;azione per il <strong>clima </strong>(<a href="https://asvis.it/goal13/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 13</a>) tramite la sensibilizzazione e la tutela del territorio.</p>



<p>Ogni iniziativa di volontariato contribuisce direttamente alla creazione di <strong>comunità più inclusive e sostenibili</strong> (<a href="https://asvis.it/goal11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 11</a>), dimostrando che il raggiungimento dei traguardi globali dipende strettamente dalla somma dei singoli gesti umani.</p>



<p>Ancora, quando ad esempio un <strong>professionista </strong>mette a disposizione il suo tempo per una causa, sta forgiando un&#8217;infrastruttura resiliente e una collaborazione sociale che supporta direttamente il <strong>lavoro dignitoso e la crescita economica</strong> (<a href="https://asvis.it/goal8/">SDG </a><a href="https://asvis.it/goal8/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">8</a>).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Partnership e tecnologia: scalare la solidarietà grazie al Goal 17</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Al centro di questa trasformazione troviamo il <a href="https://asvis.it/goal17/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Goal 17</a>, dedicato alle <strong>partnership per gli obiettivi</strong>. Il volontariato ne rappresenta l&#8217;essenza più pura, creando ponti indispensabili tra il settore pubblico, le imprese e la società civile per affrontare sfide complesse.</p>



<p>Digitalizzare e automatizzare la gestione dei <strong>flussi di lavoro</strong> e di <strong>partecipazione</strong> consente alle organizzazioni di ottimizzare le attività affinché siano più impattanti rispetto agli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030 e di essere più inclusivi verso i propri volontari grazie all&#8217;utilizzo di un&#8217;app come <a href="https://volus.io/" type="page" id="2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volus</a>, contribuendo anche all&#8217;<strong>innovazione sociale e infrastrutturale </strong>(<a href="https://asvis.it/goal9/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 9</a>).</p>



<p>Crediamo fermamente che la <strong>tecnologia</strong> debba servire esattamente a potenziare queste <strong>connessioni</strong> e a renderle <strong>semplici</strong> <strong>e immediate</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Come si quantifica l&#8217;investimento sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Per prima cosa si integra la struttura degli SDG nei progetti delle <strong>aziende</strong> e delle <strong>associazioni</strong>, che permette di utilizzare un linguaggio universale per quantificare l&#8217;altruismo. Senza dati certi, è difficile dimostrare l&#8217;efficacia delle azioni intraprese e orientare le decisioni strategiche per il futuro.</p>



<p>Monitorare con precisione quante ore e risorse vengono dedicate alla <strong>riduzione delle disuguaglianze</strong> (<a href="https://asvis.it/goal10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 10</a>) o alla <strong>lotta alla fame</strong> (<a href="https://asvis.it/goal2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 2</a>) trasforma l&#8217;impegno spontaneo in evidenze scientifiche, utili per attivare nuovi modelli di investimento sociale e filantropia strategica. </p>



<p>Tale approccio apre alla possibilità di adottare una logica di lungo termine fondata sulla promozione di <strong>pace, giustizia e istituzioni solide</strong> (<a href="https://asvis.it/goal16/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SDG 16</a>).</p>



<p>Come si nota da queste poche righe, gli <strong>SDG </strong>sono tutti <a href="https://volus.io/agenda-2030-e-sdg-al-bivio/" type="post" id="1505" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interconnessi</a> e lo diventano ancor di più quando si tratta di mettere a fattor comune il proprio tempo in relazione alle varie forme che può assumere il volontariato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/">Come il volontariato è connesso con gli SDG</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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		<title>Il calo dei volontari in Italia e il confronto con l’Europa</title>
		<link>https://volus.io/il-calo-dei-volontari-in-italia-e-il-confronto-con-leuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se prendiamo a riferimento i dati ISTAT, riscontriamo un calo dei volontari rispetto a qualche anno fa. Analizziamo le motivazioni,...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se prendiamo a riferimento i dati ISTAT, riscontriamo un calo dei volontari rispetto a qualche anno fa. Analizziamo le motivazioni, confrontandoli con gli altri paesi europei, e come la <strong>tecnologia</strong> e il <strong>volontariato d&#8217;impresa</strong> possono invertire la rotta.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>I numeri del calo dei volontari e le nuove tendenze</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;ultimo <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/il-volontariato-in-italia-anno-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> ISTAT sull&#8217;impegno sociale ci restituisce un dato su cui riflettere: nel 2023 i volontari in Italia sono scesi a <strong>4,7 milioni</strong>, pari al <strong>9,1% della popolazione</strong>. Un calo netto rispetto al 12,6% registrato nel 2013.</p>



<p>Tuttavia, fermarsi al dato negativo sarebbe un errore. Se da un lato il volontariato &#8220;classico&#8221; e organizzato diminuisce, cresce una nuova figura: il <strong>volontario &#8220;ibrido&#8221;</strong>. Cittadini che non si legano a una singola associazione per la vita, ma che scelgono di attivarsi su progetti specifici e variopinti. </p>



<p>Inoltre, è cresciuta la fascia d’età <strong><a href="https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/5381-il-tempo-del-volontariato-che-cambia-meno-persone-piu-partecipazione-ibrida?Itemid=893" target="_blank" rel="noreferrer noopener">over 65</a></strong>, mentre i <strong>giovani</strong> chiedono modalità diverse di ingaggio e di partecipazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Italia vs Europa: un gap da colmare</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se allarghiamo lo sguardo oltre confine, il confronto diventa una <em>call to action</em> per il nostro sistema Paese. Mentre l&#8217;Italia fatica a raggiungere la doppia cifra percentuale, la <a href="https://csvnet.it/csv/storia/144-notizie/3237-italia-tra-i-paesi-con-meno-volontari-e-con-il-piu-alto-tasso-di-solitudine" target="_blank" rel="noreferrer noopener">media europea</a> della partecipazione al volontariato si attesta intorno al <strong>22-25%</strong>.</p>



<p>I modelli del Nord Europa, in particolare, mostrano tassi di coinvolgimento nettamente superiori:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Paesi Bassi e Scandinavia</strong>: storicamente sopra il 30-40%, grazie a un forte legame tra welfare e partecipazione civica.</li>



<li><strong>Francia</strong>: <a href="https://www.associatheque.fr/fr/association-et-benevoles/chiffre-cle-benevolat.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa il 23,6%</a> dei francesi dichiara di essere attivo in un&#8217;associazione. Mentre cala l&#8217;impegno dei &#8220;senior&#8221;, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono in forte aumento (+7% dal 2010).</li>



<li><strong>Germania</strong>: resta uno dei giganti del settore. Anche se il dato 2024 (36,7%) segna un leggero calo rispetto al picco del 2019 (39,7%), il numero di cittadini attivi resta massiccio: quasi <a href="https://www.bundesregierung.de/breg-de/bundesregierung/bundeskanzleramt/startseite-staatsministerin-fuer-sport-und-ehrenamt/bericht-zur-lage-von-engagement-und-ehrenamt-veroeffentlicht-2393064" target="_blank" rel="noreferrer noopener">27 milioni di persone</a>.</li>
</ul>



<p>In tale scenario, in <strong>Italia</strong> la burocrazia e la difficoltà di trovare l&#8217;associazione giusta sono barriere enormi, alle quali si aggiunge anche l’inefficacia di alcuni metodi comunicativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Quali possono essere i rimedi?</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Probabilmente la risposta non sta nel &#8220;cercare più volontari&#8221; alla vecchia maniera, ma nel <strong>cambiare il modo di fare volontariato</strong>, rendendolo accessibile, misurabile e compatibile con i ritmi di vita moderni. </p>



<p>Occorre un <strong><a href="https://volus.io/associazioni/" type="page" id="297" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ecosistema digitale</a></strong> che connetta domanda e offerta in pochi istanti, attraverso funzionalità come la geolocalizzazione delle opportunità e la facilità d’iscrizione, solo per fare degli esempi.</p>



<p>Il cambio di prospettiva coinvolge anche le <strong>aziende</strong>, che possono colmare il vuoto dei volontari integrando programmi di volontariato aziendale come parte di una strategia <strong>ESG</strong> vincente.</p>



<p>Per l&#8217;impresa comporta i seguenti vantaggi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aumento dell&#8217;<strong>Employee Engagement</strong></li>



<li>miglioramento della <strong>Brand Reputation</strong></li>



<li>sviluppo di <strong>soft skills</strong> nei dipendenti.</li>
</ul>



<p>Anche gli aiuti economici sono importanti, come dimostra questa <a href="https://www.lanazione.it/cronaca/terzo-settore-mezzo-miliardo-per-69bb9268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iniziativa</a> a livello regionale volta a finanziare le migliori <strong>idee di volontariato </strong>provenienti dalle associazioni del Terzo Settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/il-calo-dei-volontari-in-italia-e-il-confronto-con-leuropa/">Il calo dei volontari in Italia e il confronto con l’Europa</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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		<title>Il volontariato nordico</title>
		<link>https://volus.io/il-volontariato-nordico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo al Nord Europa, le prime immagini che ci vengono in mente sono spesso paesaggi innevati, design minimalista e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando pensiamo al Nord Europa, le prime immagini che ci vengono in mente sono spesso paesaggi innevati, design minimalista e sistemi di welfare efficienti. Ma c&#8217;è un&#8217;altra &#8220;forma d&#8217;arte&#8221; che alimenta il successo delle società scandinave e che merita la nostra attenzione: la straordinaria <strong>cultura del volontariato nordico</strong>.</p>



<p>In Paesi come <strong>Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia</strong>, il volontariato non è solo un passatempo, ma una vera e propria colonna portante della società civile. Ecco alcuni esempi concreti e lezioni che possiamo trarre dal <strong>&#8220;modello nordico&#8221; </strong>per arricchire le nostre community e i nostri eventi.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il concetto di &#8220;Dugnad&#8221; in Norvegia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se c&#8217;è una parola che ogni organizzatore di volontari dovrebbe conoscere, è la norvegese <a href="https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/dugnad-larte-norvegese-di-rimboccarsi-le-maniche-insieme/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Dugnad&#8221;</a>.</p>



<p>Il <strong>dugnad </strong>è un&#8217;antica consuetudine che consiste nel radunarsi per compiere un lavoro non retribuito a beneficio della comunità. Che si tratti di pulire il cortile del condominio in primavera o dipingere la sede di un club, il principio è lo stesso: la partecipazione è un <strong>rito sociale</strong> collettivo. </p>



<p>Il volontariato non deve essere visto solo come &#8220;forza lavoro&#8221;, ma come un momento di <strong>aggregazione</strong>. Creare un senso di <em>dugnad</em> nei nostri eventi significa trasformare il dovere in un piacere condiviso, dove il caffè e i dolci offerti alla fine sono importanti quanto il lavoro svolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;associazionismo strutturato in Svezia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>In <strong>Svezia</strong>, il termine chiave è <em>Föreningsliv</em> (vita associativa). Secondo i dati riportati dal <a href="https://knowledge.unv.org/country/sweden" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Knowledge Portal on Volunteerism</a>, la <strong>partecipazione al volontariato </strong>in Svezia è tra le più alte al mondo, con una struttura estremamente capillare. La maggior parte degli svedesi è membro di almeno un&#8217;associazione, dallo sport alla cultura.</p>



<p>A differenza di modelli più spontanei, il <strong>volontariato svedese</strong> si basa su ruoli chiari e formazione continua: i volontari sanno esattamente cosa fare perché l&#8217;organizzazione a monte è solida. </p>



<p>La chiarezza è motivante. Utilizzare <a href="https://volus.io/">strumenti digitali</a> per aumentare il coinvolgimento, definire obiettivi e valutare i risultati è una forma di valorizzazione del tempo e dell&#8217;attività del volontario. Più l&#8217;organizzazione è definita, più il volontario si sente sicuro e apprezzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Fiducia e innovazione nel volontariato nordico in Danimarca e Finlandia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Un altro aspetto affascinante è l&#8217;alto livello di fiducia sociale, ben visibile in grandi eventi come il <a href="https://www.roskilde-festival.dk/en/become-a-volunteer" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roskilde Festival</a> <strong>in Danimarca</strong>. Questo evento musicale, uno dei più grandi d&#8217;Europa, è reso possibile da circa 30.000 volontari. La gestione si basa su un&#8217;<strong>autonomia diffusa</strong> secondo cui ai volontari viene data la responsabilità di prendere decisioni sul campo</p>



<p>Fidarsi dei propri volontari genera <strong>empowerment</strong>. Quando le persone sentono di avere voce in capitolo e autonomia operativa, il loro impegno emotivo verso la causa aumenta esponenzialmente.</p>



<p>Infine, possiamo scoprire un&#8217;altra sfumatura di volontariato nordico in <strong>Finlandia</strong>. Realtà come <a href="https://www.okf.fi/join/volunteer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Open Knowledge Finland</a> dimostrano come il volontariato possa evolversi in forme di <strong>attivismo digitale</strong> e <em>&#8220;civic hacking&#8221;</em>. Qui è comune vedere eventi in cui i cittadini mettono a disposizione le proprie <strong>competenze professionali e tecniche</strong> per risolvere problemi sociali o migliorare i servizi pubblici attraverso l<strong>&#8216;uso di dati aperti</strong>. </p>



<p>Qui il volontariato può essere un&#8217;occasione di crescita professionale, dove emerge la possibilità di imparare cose nuove o di mettere alla prova le proprie <strong>skills tecnologiche</strong>, creando un incentivo potentissimo per le nuove generazioni nel fare la propria parte e, al tempo stesso, nel trovare la propria strada con un occhio di riguardo al proprio territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/il-volontariato-nordico/">Il volontariato nordico</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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