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	<title>VOLUS</title>
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	<description>Just Impact</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 13:53:39 +0000</lastBuildDate>
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	<title>VOLUS</title>
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	<item>
		<title>Il volontariato migliora soddisfazione e performance lavorative</title>
		<link>https://volus.io/il-volontariato-migliora-soddisfazione-e-performance-lavorative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[WELFARE & BENESSERE AZIENDALE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più aziende scoprono che sostenere cause sociali ha un impatto diretto sul benessere e sui risultati dei propri team....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sempre più aziende scoprono che sostenere cause sociali ha un impatto diretto sul benessere e sui risultati dei propri team. Ma in che modo l&#8217;<strong>impegno sociale</strong> si traduce in benefici concreti per i lavoratori? Una recente revisione sistematica esplora proprio questa dinamica e rivela dati su come il <strong>volontariato</strong> influisce sulle performance lavorative e sulla soddisfazione dei dipendenti.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il legame tra volontariato e soddisfazione lavorativ</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong>a</h2>



<p>Il primo dato significativo emerso dallo <a href="https://doi.org/10.1007/s44202-025-00403-x" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> evidenzia come l&#8217;86% delle ricerche esaminate riporti un&#8217;associazione positiva e diretta tra il volontariato e la <strong>soddisfazione lavorativa</strong> dei dipendenti. Questo benessere psicologico è spesso alimentato da un forte senso di <strong>connessione sociale</strong> e dalla percezione di generare un impatto significativo.</p>



<p>Inoltre, quando le persone hanno l&#8217;opportunità di partecipare ad attività di <strong>volontariato aziendale</strong> in linea con le loro <strong>competenze specifiche</strong>, tendono a sentirsi molto più appagate sul posto di lavoro. </p>



<p>L&#8217;allineamento tra le abilità professionali e le attività solidali svolte rappresenta infatti uno dei principali fattori in grado di migliorare in modo tangibile l&#8217;<strong>engagement</strong> generale all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;impatto sulle performance lavorative e l&#8217;intensità della partecipazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Per quanto riguarda la <strong>produttività</strong>, l&#8217;impatto del volontariato sulle <strong>performance e le prestazioni lavorative</strong> mostra dinamiche affascinanti e non del tutto lineari. Il 57% degli studi analizzati ha confermato un effetto positivo sulle prestazioni complessive dei lavoratori.</p>



<p>Tuttavia, la ricerca ha individuato un&#8217;interessante relazione a curva che dimostra come i livelli <strong>moderati di volontariato</strong> massimizzino i benefici sulle prestazioni dei dipendenti, mentre un coinvolgimento troppo scarso o, al contrario, eccessivamente intensivo possa persino ridurli.</p>



<p>Le aziende devono quindi prestare grande attenzione per calibrare l&#8217;impegno richiesto ed evitare un unico evento isolato nel tempo o il sovraccarico dei propri collaboratori.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Progettare programmi di volontariato strategici per le imprese</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Alla luce di questi risultati scientifici, diventa cruciale per le imprese sviluppare e offrire <a href="https://volus.io/programma-di-volontariato-aziendale-come-strutturarlo/" type="post" id="1789" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programmi</a> strutturati e mirati. Inserire efficacemente queste iniziative all&#8217;interno delle proprie strategie di <strong>responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR)</strong> e di <strong>well-being</strong> aziendale richiede un&#8217;attenta pianificazione per allineare gli obiettivi sociali con le aspettative del personale.</p>



<p>Infine, permettere ai dipendenti di imparare e acquisire <strong>nuove <a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500">c</a><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500" target="_blank" rel="noreferrer noopener">o</a><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500">mpetenze</a></strong> tramite il volontariato si è rivelato un ulteriore acceleratore di performance ed una vera e propria leva di <strong>crescita professionale</strong>, a patto che l&#8217;apprendimento sia stimolante e ben progettato di concerto con le associazioni del Terzo Settore.</p>
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		<title>Volontariato d&#8217;impresa in crescita con 75 mila aziende attive</title>
		<link>https://volus.io/volontariato-dimpresa-in-crescita-con-75-mila-aziende-attive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[WELFARE & BENESSERE AZIENDALE]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[retention dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR) è ormai diventata una pratica strutturale all&#8217;interno del tessuto economico italiano. Le aziende stanno superando...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR)</strong> è ormai diventata una pratica strutturale all&#8217;interno del tessuto economico italiano. Le aziende stanno superando l&#8217;approccio filantropico tradizionale per abbracciare un metodo diretto, pratico e ad alto impatto sociale come il <strong>volontariato d’impresa</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Un impegno concreto per il territorio con il volontariato d’impresa nel 2026</strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;ultimo <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/04/13/in-campo-nel-volontariato-75mila-imprese-cresce-il-prestito-di-dipendenti-a-onlus_e04c36fa-c2d9-4aef-b4a3-d3e80eddab1a.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevamento</a> evidenzia un traguardo storico per il nostro Paese: oggi sono ben <strong>75.000 le imprese italiane</strong> che hanno deciso di scendere in campo nel mondo del volontariato.</p>



<p>Non si tratta più solo di grandi multinazionali, ma di una rete capillare che coinvolge sempre più <strong>piccole e medie imprese (PMI)</strong>, le quali riconoscono l&#8217;importanza di generare un <strong>impatto positivo </strong>sul territorio.</p>



<p>Questo attivismo si traduce in progetti tangibili di tutela ambientale, inclusione sociale e supporto alle fasce più vulnerabili, trasformando di fatto i luoghi di lavoro in veri e propri hub di cittadinanza attiva permeati di <strong>senso solidale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il confronto con gli anni passati passando dalla donazione all&#8217;azione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se si effettua un rigoroso <strong>confronto con gli anni precedenti</strong>, l&#8217;evoluzione del fenomeno risulta evidente. Fino al periodo pre-pandemico, l&#8217;aiuto aziendale alle realtà non profit si limitava quasi esclusivamente alle <strong>donazioni finanziarie</strong> o a sponsorizzazioni occasionali.</p>



<p>Già a partire dal biennio 2022-2023 si è però registrato un cambio di rotta definitivo, con tassi di crescita annui del <strong>volontariato aziendale</strong> a doppia cifra. </p>



<p>Oggi l&#8217;impresa mette a disposizione<strong> tempo, energie e risorse umane</strong>, integrando queste buone pratiche direttamente nei propri <strong>bilanci di sostenibilità</strong> e nelle politiche di <strong>welfare aziendale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il prestito dei dipendenti e delle competenze al servizio degli ETS</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il dato in assoluto più innovativo di quest&#8217;anno è la diffusione del cosiddetto <strong>prestito di dipendenti agli ETS</strong>, una dinamica monitorata con attenzione anche dagli osservatore di settore come <a href="https://terzjus.it/argomenti/volontariato-di-competenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Terzjus</a>.</p>



<p>Si tratta di un trasferimento di <strong>competenze specialistiche</strong> (dal supporto legale e manageriale, al marketing e all&#8217;IT) che permette alle associazioni di professionalizzarsi. Al contempo, per le aziende è un potente strumento per aumentare l&#8217;<strong>engagement dei dipendenti</strong>, attrarre nuovi talenti sensibili alle tematiche etiche e sviluppare le skills.</p>



<p>In questo scenario di forte partecipazione, dove l&#8217;organizzazione, il coinvolgimento e la tracciabilità delle iniziative diventano un&#8217;esigenza primaria, nasce la piattaforma <a href="https://volus.io" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volus</a> per <strong>agevolare e misurare</strong> l&#8217;ecosistema del volontariato aziendale.</p>



<p>L’<strong>app</strong> consente di gestire con efficienza le adesioni agli eventi solidali, automatizzare le procedure e, soprattutto, fornire dati trasparenti e metriche precise sull&#8217;<strong>impatto sociale generato</strong>, valorizzando al massimo l&#8217;impegno collettivo di aziende, dipendenti e associazioni.</p>
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		<item>
		<title>Il turismo rigenerativo come nuovo modo di viaggiare</title>
		<link>https://volus.io/il-turismo-rigenerativo-come-nuovo-modo-di-viaggiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dal modello turistico tradizionale al concetto di turismo sostenibile, focalizzato sulla minimizzazione dei danni e sulla conservazione, che inizia a essere superato dalla necessità di interventi più incisivi. Come il <strong>turismo rigenerativo</strong>, un approccio che punta a lasciare la destinazione migliore di come è stata trovata.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong>Dal minore impatto alla restituzione attiva del turismo rigenerativo</strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il turismo sostenibile nasce con lo scopo di contenere gli effetti negativi derivanti dai massicci flussi di visitatori. Il <strong>turismo rigenerativo</strong>, invece, mira a generare un bilancio netto positivo per il territorio. L&#8217;obiettivo primario diventa la <strong>restituzione attiva</strong> che cura e ripristina l&#8217;ecosistema ospitante.</p>



<p>Questo cambio di paradigma implica che le destinazioni non vengano più concepite come meri bacini di consumo, ma come reti viventi complesse. Secondo i principi delineati per l&#8217;<a href="https://news.simtur.eu/simtur/editoriali/benvenuti-nell-era-del-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estensione del turismo sostenibile</a>, l&#8217;economia generata dalle visite deve rivitalizzare il <strong>capitale naturale e sociale </strong>locale, al contrario dell&#8217;economia estrattiva.</p>



<p>Il risultato che si intende quantificare analiticamente è quanto la <strong>presenza turistica</strong> riesca a far prosperare la biodiversità, a ristabilire gli equilibri ambientali e a incrementare la resilienza del territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il ruolo centrale delle comunità locali</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La pianificazione dei flussi e delle <strong>esperienze</strong>, così come lo sviluppo delle infrastrutture devono necessariamente partire dai dati demografici e dalle necessità sociali ed economiche della <strong>popolazione locale</strong>.</p>



<p>Applicare questo modello gestionale in aree geografiche marginali, montane o rurali, diventa anche uno strumento per contrastare l&#8217;esodo abitativo. Si crea un&#8217;<strong>economia circolare comunitaria</strong> che integra l&#8217;esperienza di viaggio diretta a supportare le filiere corte, l&#8217;agricoltura locale e l&#8217;artigianato autoctono.</p>



<p>In questo quadro strategico, la <strong>cooperazione</strong> strutturale sostituisce la competizione al ribasso. I margini di profitto così vanno a finanziare servizi essenziali, manutenzione urbana e formazione professionale. L&#8217;industria dell&#8217;ospitalità si trasforma in un vettore di <strong>welfare locale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Applicazioni pratiche e soluzioni sul territorio</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La validità di questo modello teorico si misura esclusivamente attraverso azioni concrete sul campo. Le <strong>strutture ricettive</strong> orientate alla rigenerazione abbandonano i format isolati e scollegati dal contesto per integrare le proprie attività con le necessità fisiche dell&#8217;ambiente circostante.</p>



<p>Tra gli esempi di immediata applicazione figurano i format di soggiorno che prevedono la <strong>partecipazione</strong> pratica dei viaggiatori a progetti scientifici o di conservazione, alla stregua di vere e proprie attività di <a href="https://volus.io/come-il-volontariato-e-connesso-con-gli-sdg/" type="post" id="1607" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato</a>, dove il turista è un valore aggiunto per il territorio. </p>



<p>Questo include <a href="https://www.marketing-italia.eu/blog/turismo/turismo-sostenibile-turismo-rigenerativo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interventi</a> di riforestazione, la tutela delle risorse naturali e il ripristino materiale di ecosistemi danneggiati, come le barriere coralline o i terreni agricoli degradati dalle monocolture, oppure la pulizia di spiagge.</p>



<p>Ecco che le organizzazioni turistiche hanno l’opportunità di certificare l&#8217;<strong>impatto misurabile</strong> delle ore di lavoro investite nell&#8217;aumento del valore della destinazione e del beneficio comune.</p>
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		<item>
		<title>Il volontariato sportivo nelle recenti Olimpiadi Invernali</title>
		<link>https://volus.io/il-volontariato-sportivo-nelle-recenti-olimpiadi-invernali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le recenti Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 ci hanno ricordato che il vero trionfo non si misura solo in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le recenti Olimpiadi Invernali di <strong>Milano Cortina 2026</strong> ci hanno ricordato che il vero trionfo non si misura solo in centesimi di secondo, ma nella capacità di unire individui diversi sotto un unico, grande scopo. Il <strong>volontariato sportivo</strong> si è confermato ancora una volta l&#8217;anima vibrante della manifestazione, regalandoci storie di dedizione, fatica e sorrisi che continuano a ispirare la nostra visione e le storie che amiamo raccontare.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong>Il vero valore del volontariato sportivo</strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quando pensiamo allo sport, l&#8217;immaginario vola subito agli atleti e alle loro imprese straordinarie. Eppure, il <strong>volontariato sportivo</strong> rappresenta la vera infrastruttura umana su cui si regge la maggior parte delle competizioni. Scegliere di dedicare il proprio tempo e le proprie energie a un evento del genere significa abbracciare un senso di appartenenza che supera le barriere culturali e linguistiche.</p>



<p>Non è trattato semplicemente di indicare la strada a un tifoso smarrito o di preparare una pista innevata, ma di essere i veri ambasciatori dell&#8217;evento. Questa rete di solidarietà dei volontari e delle volontarie olimpiche ha creato un micro-mondo basato sull&#8217;<strong>empatia</strong>, dove la riuscita della manifestazione è diventata una responsabilità condivisa e una gioia collettiva. </p>



<p>In questo contesto, lo <strong>spirito olimpico</strong> si manifesta nella sua forma più pura: la ricerca della vittoria personale e di squadra è accompagnata dal desiderio autentico di contribuire al <a href="https://volus.io/il-volontariato-nordico/" type="post" id="1569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bene comune</a>. È un&#8217;esperienza che trasforma radicalmente chi la vive, lasciando in dote competenze relazionali uniche e una rinnovata fiducia nel potere della collaborazione umana.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Lo &#8216;stress test&#8217; dei grandi eventi come Milano-Cortina 2026</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Se lo sport di base è la palestra quotidiana del volontariato, i <strong>grandi eventi</strong> ne rappresentano la massima prova di tenuta logistica. Le recenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 hanno dimostrato cosa succede quando la dedizione locale si unisce a un&#8217;organizzazione complessa, strutturata attraverso il programma ufficiale <a href="https://team26.milanocortina2026.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Team26</a>.</p>



<p>La gestione di un evento di tale portata richiede precisione e ruoli ben definiti. I circa <a href="https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026/notizie/le-curiosita-sui-18-000-volontari-e-volontarie-dei-giochi-di-milano-cortina-2026" target="_blank" rel="noreferrer noopener">18.000 volontari</a> non hanno fatto solo accoglienza, ma hanno garantito la sicurezza dei flussi, supportato le divisioni mediche, gestito i trasporti e facilitato i controlli. Ci tengo a citare due dati: il<strong>48%</strong> erano <strong>under 35 </strong>e il <strong>51%</strong> erano <strong>donne</strong>, in un perfetto equilibrio anagrafico e di genere, provenienti da <strong>94 nazioni</strong> diverse.</p>



<p>L&#8217;<strong>eterogeneità anagrafica e culturale</strong> dei partecipanti ha trasformato le sedi di gara in veri e propri hub operativi ad alta efficienza. Un fattore chiave di questa edizione è stato l&#8217;approccio strutturato all&#8217;<strong>inclusione</strong>. Il comitato organizzatore ha infatti facilitato l&#8217;accesso ai ruoli operativi anche a persone con disabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;infrastruttura umana dello sport di base</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Lontano dai riflettori internazionali, lo <strong>sport dilettantistico</strong> vive grazie a chi dedica il proprio tempo libero alla gestione delle attività quotidiane. Dagli allenatori dei settori giovanili agli addetti alla manutenzione degli impianti, fino a chi organizza i trasporti per le trasferte domenicali. Senza queste figure, il sistema sportivo di base semplicemente collasserebbe.</p>



<p>In Italia, il <strong>volontariato sportivo</strong> rappresenta una fetta enorme dell&#8217;associazionismo. Le migliaia di società sportive dilettantistiche (SSD) e associazioni (ASD) attive sul territorio si affidano a queste reti comunitarie per garantire l&#8217;accesso alla <strong>pratica sportiva</strong>, abbattendo i costi e favorendo la coesione sociale a livello locale.</p>



<p>Non è solo una questione di passione per la disciplina. Fare volontariato nella squadra del proprio <strong>quartiere </strong>significa presidiare il territorio, prevenire il disagio giovanile e mantenere attivi gli spazi di aggregazione, generando un valore reale e misurabile per la collettività di cui facciamo parte.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Terzo Settore accelera tra nuovi traguardi e sfide future</title>
		<link>https://volus.io/il-terzo-settore-accelera-tra-nuovi-traguardi-e-sfide-future/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dell&#8217;impatto sociale in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda e senza precedenti. In questo articolo esploriamo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/il-terzo-settore-accelera-tra-nuovi-traguardi-e-sfide-future/">Il Terzo Settore accelera tra nuovi traguardi e sfide future</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il mondo dell&#8217;<strong>impatto sociale</strong> in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda e senza precedenti. In questo articolo esploriamo come la <strong>solidarietà</strong> e l&#8217;organizzazione stanno ridisegnando il Terzo Settore tra nuove consapevolezze, sfide quotidiane e mete normative tanto attese.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong>Il Terzo Settore come motore inarrestabile per il Paese</strong></strong></strong></h2>



<p>I dati più recenti del <strong>Terzo Settore</strong> restituiscono l&#8217;immagine di un ecosistema vibrante e resiliente, in cui la <strong>partecipazione <a href="https://volus.io/dal-volontariato-civico-alla-community/" type="post" id="665" target="_blank" rel="noreferrer noopener">civica</a></strong> si fonde con una capacità organizzativa sempre più strutturata e matura.</p>



<p>In questo scenario, emergono dinamiche estremamente positive che vedono crescere non solo le <strong>donazioni</strong> e la fiducia verso le associazioni, ma anche l&#8217;occupazione all&#8217;interno degli enti stessi. Lavorare nel sociale non è più una vocazione disinteressata, ma una <strong>prospettiva professionale </strong>concreta che genera un inestimabile valore economico e umano per la collettività.</p>



<p>Per comprendere a fondo i numeri inediti sull&#8217;occupazione e sulla tenuta del settore, potete consultare questo approfondimento intitolato <a href="https://terzjus.it/articoli/tra-coesione-e-precarieta-ecco-la-mappa-del-terzo-settore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tra coesione e precarietà, ecco la mappa del Terzo settore</a>, che fotografa perfettamente i punti di forza e le reali potenzialità di questo pilastro sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La riforma al traguardo e la crescita del RUNTS</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;entusiasmo di questa crescita viaggia necessariamente di pari passo con l&#8217;urgenza di regole chiare, moderne e trasparenti. La <strong>Riforma del Terzo Settore</strong> sta finalmente giungendo al suo traguardo operativo, portando con sé un bagaglio di novità.</p>



<p>Il vero protagonista di questa complessa transizione burocratica e identitaria è il <strong>RUNTS</strong> (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che continua ad accogliere nuovi enti a ritmi sostenuti. Questo strumento rappresenta, da una parte un &#8220;passaporto&#8221; a garanzia della trasparenza e dell&#8217;affidabilità delle <strong>organizzazioni non profit</strong>, e dall’altra un presupposto di deducibilità fiscale per le <a href="https://terzjus.it/articoli/volontariato-aziendale-limpresa-come-palestra-di-cittadinanza-attiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aziende</a> che donano ore lavorative e contributi alle stesse. </p>



<p>Tuttavia, il passaggio al nuovo assetto non è affatto privo di ostacoli. Le associazioni di piccola dimensione, vittime dell’elevata frammentazione, si trovano spesso a dover affrontare adempimenti complessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Verso un futuro di innovazione e amministrazione condivisa</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La vera scommessa per il futuro, però, non si gioca solamente sui tavoli della burocrazia o negli studi dei commercialisti, ma sul fertile campo dell&#8217;<strong>innovazione sociale</strong>. Le nuove generazioni si stanno avvicinando all&#8217;impegno civile con modalità inedite, passando per il <a href="https://terzjus.it/senza-categoria/dal-click-alla-cittadinanza-attiva-luigi-bobba-e-la-sfida-dellattivismo-digitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">net-attivismo</a> e pretendendo spazi di partecipazione più fluidi, orizzontali e digitalizzati.</p>



<p>Parallelamente, sta assumendo un ruolo sempre più centrale il concetto di <strong><a href="https://terzjus.it/articoli/lamministrazione-condivisa-come-laboratorio-di-innovazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amministrazione condivisa</a></strong>, un ambito in cui professionisti, aziende, enti pubblici e associazioni decidono di mettersi letteralmente allo stesso tavolo. Sta diventando la prassi virtuosa per co-programmare e co-progettare interventi incisivi e creare vera collaborazione per i territori.</p>



<p>Da tale evoluzione emergerà un Terzo settore capace di essere non solo il cuore pulsante delle emergenze, ma anche la mente strategica per la <strong>prevenzione</strong>. Una grande rete in cui ogni nodo contribuisce a tessere una trama di <strong>sostenibilità</strong> e <strong>inclusione</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/il-terzo-settore-accelera-tra-nuovi-traguardi-e-sfide-future/">Il Terzo Settore accelera tra nuovi traguardi e sfide future</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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		<title>La contrapposizione tra la guerra e il volontariato</title>
		<link>https://volus.io/la-contrapposizione-tra-la-guerra-e-il-volontariato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui le distanze geografiche sembrano essersi annullate, il legame tra le atrocità della guerra e la spinta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un’epoca in cui le distanze geografiche sembrano essersi annullate, il legame tra le atrocità della guerra e la spinta vitale del volontariato si fa sempre più evidente, rivelando un’interconnessione profonda.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Dove c’è guerra c’è anche la speranza data dal volontariato</strong></strong></h2>



<p>Il volontariato è un presidio irrinunciabile quando imperversano i conflitti. Le <strong>guerre contemporanee</strong> non si limitano a ridisegnare tragicamente i confini sulle mappe, ma puntano a lacerare il tessuto intimo della società civile. Eppure, osservando la storia recente, è proprio nel cuore gelido delle crisi umanitarie globali che assistiamo al risveglio più potente della <a href="https://www.unhcr.org/it/emergenza-l-aiuto-arriva-72-ore" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>solidarietà</strong></a><strong> umana</strong>.</p>



<p>Quando le infrastrutture collassano e le certezze vacillano, sono le reti informali a tessere la prima, fondamentale <strong>rete di salvataggio</strong>. Le ostilità mobilitano migliaia di persone pronte ad accogliere e ad aiutare. </p>



<p>All&#8217;azione distruttiva si contrappone immediatamente la reazione di chi, mosso da un incrollabile <strong>impegno civile</strong>, sceglie deliberatamente di non voltare lo sguardo, trasformando l&#8217;angoscia in azione concreta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;eroismo silenzioso: il volontario come scudo umano</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il <strong>volontariato internazionale</strong> ci insegna ogni giorno che il coraggio più ostinato risiede nella perseveranza della cura. Da chi allestisce cliniche mobili e presta <strong>primo soccorso </strong>alle <a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/rifugiati-ucraina-frontiere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">frontiere</a> dei conflitti, a chi mette in campo la propria azienda per organizzare carichi di beni di prima necessità.</p>



<p>Nei teatri di scontro, la <strong>resilienza</strong> di interi popoli è spesso alimentata e tenuta in vita proprio dalla presenza silenziosa e costante dei volontari.</p>



<p>Tutto ciò ci rammenta che prevenire le fratture sociali nel nostro quotidiano coltivando la <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/reports/cohesion9/9CR_Report_FINAL.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>coesione sociale</strong></a><strong> </strong>nei nostri stessi territori è fondamentale e sempre più imprescindibile per costruire una <strong>barriera protettiva</strong> unificante contro le ingiustizie e le decisioni scellerate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>La pace come impatto sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Quando generiamo un <strong><a href="https://volus.io/lanno-internazionale-del-volontariato-per-lo-sviluppo-sostenibile/" type="post" id="1709" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impatto sociale</a></strong> tangibile e positivo nelle nostre comunità, stiamo gettando le fondamenta per solide infrastrutture di pace, sottraendo terreno fertile all&#8217;isolamento, alla paura e ai pregiudizi.</p>



<p>Un aspetto da rimarcare emerso negli ultimi anni è che, mentre i conflitti aumentano la complessità operativa, le persone tendono a scavalcare le grandi organizzazioni per fornire <strong>aiuto diretto</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>secondo le stime <a href="https://ilostat.ilo.org/new-global-estimates-reveal-that-2-1-billion-people-volunteer-monthly/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ILOSTAT 2026</a>, il volontariato diretto (aiutare vicini, rifugiati nella propria città, reti informali) è <strong>più del doppio</strong> rispetto a quello svolto tramite organizzazioni strutturate (25% contro 12% della popolazione mondiale);</li>



<li>in contesti di <strong>guerra</strong>, la proporzionalità con il <strong>volontariato</strong> è evidente: la distruzione delle istituzioni statali obbliga i cittadini a diventare &#8220;volontari per necessità&#8221;, creando reti di mutuo soccorso che sono l&#8217;unico baluardo contro il collasso totale.</li>
</ul>



<p>Esiste però un punto di rottura. Quando i conflitti diventano <strong>cronici</strong>, la proporzionalità tende a farsi inversa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>nel 2025, molti enti umanitari hanno segnalato una <a href="https://www.intersos.org/2025-un-anno-di-sfide-umanitarie-senza-precedenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difficoltà crescente nel reperire fondi</a> per crisi che l&#8217;opinione pubblica percepisce come &#8220;senza fine&#8221;;</li>



<li>a fronte di un bisogno umanitario che per il 2026 richiede oltre <strong>47 miliardi di dollari</strong> a livello globale, poi ridotti a <a href="https://humanitarianaction.info/document/global-humanitarian-overview-2026/article/glance-17#page-title" target="_blank" rel="noreferrer noopener">33 miliardi</a>, i contributi dei governi e dei privati faticano a tenere il passo, creando un gap pericoloso.</li>
</ul>



<p>Ad ogni modo, scegliere di dedicare il <strong>proprio tempo</strong>, anche in misura minima, all&#8217;altro rappresenta la dimostrazione più alta che la vera forza di una società non risiede mai nella conquista, ma nell&#8217;inesauribile <strong>capacità condivisa</strong> di prendersi cura del mondo.</p>
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		<title>Programma di volontariato aziendale: come strutturarlo?</title>
		<link>https://volus.io/programma-di-volontariato-aziendale-come-strutturarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ENGAGEMENT DIPENDENTI]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[retention dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volontariato aziendale rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>volontariato aziendale</strong> rappresenta una leva strategica fondamentale per attrarre talenti, migliorare il benessere organizzativo e consolidare il proprio piano <strong>ESG</strong>. Ma come si passa dalle buone intenzioni a un programma strutturato, continuativo e capace di generare vero valore?</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong>Mappare interessi e obiettivi per creare un programma di volontariato aziendale</strong></h2>



<p>Il primo passo per un&#8217;iniziativa di successo è l&#8217;<strong>ascolto attivo</strong> delle proprie persone. Un programma calato dall&#8217;alto, per quanto nobile, rischia di generare scarsa partecipazione. È fondamentale utilizzare sondaggi e momenti di confronto interni per comprendere quali cause sociali o ambientali stanno più a cuore ai dipendenti. </p>



<p>Oltre alle preferenze individuali, la strategia deve rispecchiare fedelmente la <strong><a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cultura aziendale</a></strong> e il <em>core business</em>. Se un&#8217;impresa opera nel settore tecnologico, iniziative volte a ridurre il <em>digital divide</em> nelle scuole potrebbero essere la scelta più coerente. Questa fase di valutazione iniziale permette di definire <strong>obiettivi chiari e misurabili</strong>, ponendo le basi per un programma autentico e a valore aggiunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Progettazione e partnership con il Terzo Settore</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Una volta definita la rotta, è il momento di individuare i giusti compagni di viaggio. Collaborare con gli <strong>Enti del Terzo Settore (ETS)</strong> richiede cura: non si tratta solo di donare tempo o risorse, ma di costruire relazioni di mutuo beneficio. Le organizzazioni non profit conoscono i bisogni urgenti del territorio e possono indirizzare l&#8217;azienda verso attività ad alto impatto. Diventa utile esplorare diverse formule: dal <strong>volontariato fisico</strong> <strong>sul campo</strong> (come la riqualificazione di spazi verdi o la preparazione di pasti) al <strong><a href="https://volus.io/volontariato-di-competenza-impatto-sociale-con-le-proprie-skills/" type="post" id="1500" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volontariato di competenza</a></strong> (<em>skills-based volunteering</em>), dove i dipendenti mettono a disposizione le proprie competenze professionali (legal, IT, comunicazione).</p>



<p>Parallelamente, è essenziale formalizzare tutto attraverso una chiara <strong>policy aziendale</strong>. Quante ore retribuite annue vengono concesse a ciascun dipendente per fare volontariato? Come si organizza una giornata di team building e come si gestiscono le modalità e le tempistiche di richiesta permessi? Implementare un sistema di <em>Volunteer Time Off (VTO)</em> con regole trasparenti legittima l&#8217;attività e abbassa drasticamente le barriere organizzative alla partecipazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il valore dei dati per misurare l’impatto e raccontare la storia</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Un programma di volontariato aziendale strutturato non si conclude con la foto di rito alla fine dell&#8217;evento solidale, ma prosegue con l&#8217;analisi dei risultati. La <strong>misurazione dell&#8217;impatto</strong> è lo scoglio su cui molte imprese si arenano, ma è anche il passaggio più cruciale per dimostrare il valore dell&#8217;iniziativa. Raccogliere dati <strong>quantitativi</strong>, come ore donate, tassi di adesione, output generati, e <strong>qualitativi</strong>, come feedback e sondaggi di gradimento, è vitale per ottimizzare gli eventi futuri e giustificare gli investimenti.</p>



<p>Questi dati, inoltre, diventano il cuore pulsante della <strong>rendicontazione di sostenibilità</strong>. Come richiesto dalle direttive europee e dagli standard globali come il <a href="https://www.globalreporting.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Global Reporting Initiative (GRI)</a>, documentare il coinvolgimento sociale dell&#8217;impresa rafforza la trasparenza verso gli stakeholder e consente di ottenere <a href="https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/" type="post" id="1658" target="_blank" rel="noreferrer noopener">certificazioni</a> tra cui la <strong>B-Corp</strong> ed altre emergenti.</p>



<p>Infine, trasformare i numeri in storie reali è un formidabile strumento di <strong>employer branding</strong>: comunicare internamente ed esternamente l&#8217;impatto raggiunto alimenta l&#8217;<strong>orgoglio del team</strong> e il <strong>senso di appartenenza</strong>, posizionando il brand come un attore realmente responsabile e impegnato, in pieno stile Volus.</p>
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		<title>Fiducia e rendicontazione ESG: due facce della stessa medaglia</title>
		<link>https://volus.io/fiducia-e-rendicontazione-esg-due-facce-della-stessa-medaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione ecologica e sociale richiede un cambio di paradigma dove la misurazione, la trasparenza e l&#8217;oggettività diventano l&#8217;unica moneta...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>transizione ecologica e sociale </strong>richiede un cambio di paradigma dove la misurazione, la trasparenza e l&#8217;oggettività diventano l&#8217;unica moneta di scambio valida per certificare il proprio impegno ESG.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong>Il peso del rischio climatico nell&#8217;accesso al credito</strong></strong></strong></strong></h2>



<p>L&#8217;integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance nei processi decisionali delle <strong>banche </strong>sta ridefinendo le regole dell&#8217;accesso ai finanziamenti. Le autorità di vigilanza europee impongono agli istituti di credito di valutare con estrema attenzione il <strong>rischio climatico</strong> e ambientale associato ai propri portafogli prestiti, spostando l&#8217;onere della prova sulle imprese richiedenti.</p>



<p>Le <a href="https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/rischio-climatico-nei-prestiti-perche-ora-servono-dati-esg-verificabili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi sulle dinamiche dell&#8217;innovazione e del credito</a> sottolineano la necessità di dimostrare la resilienza del proprio <strong>modello di business </strong>di fronte agli shock climatici e alle transizioni normative. Il merito creditizio si integra con la componente del &#8220;merito sostenibile&#8221; proiettato verso il futuro. </p>



<p>Se un&#8217;<strong>azienda </strong>non è in grado di tracciare le proprie performance ecologiche e sociali in modo chiaro, rischia non solo di vedersi negare i <strong>fondi</strong>, ma anche di subire <strong>tassi di interesse </strong>fortemente penalizzanti. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>L&#8217;urgenza di dati ESG verificabili</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>La risposta strutturale a questa crescente pressione da parte del settore creditizio risiede nella raccolta e nella condivisione di <strong>dati ESG verificabili</strong>. Il mercato ha imparato a proprie spese quanto possa essere dannoso, sia per l&#8217;ambiente che per la reputazione, il fenomeno del <strong>greenwashing</strong>.</p>



<p>Per contrastare queste pratiche e tutelare la <strong>trasparenza finanziaria</strong>, la <a href="https://finance.ec.europa.eu/capital-markets-union-and-financial-markets/company-reporting-and-auditing/company-reporting/corporate-sustainability-reporting_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)</a> ha innalzato l&#8217;asticella della compliance. La <strong>rendicontazione di sostenibilità </strong>è stata di fatto equiparata a quella contabile: le informazioni divulgate devono superare audit di terze parti. </p>



<p>Affinché i dati possano fregiarsi dell&#8217;attributo di &#8220;verificabilità&#8221;, devono rispondere a precisi criteri di accuratezza, tempestività e coerenza. La maggior parte delle imprese non deve redigere la <strong>reportistica rigorosa</strong> imposta dalla CSRD, ma è comunque coinvolta &#8220;a cascata&#8221; nel processo di reperimento e analisi dei dati necessari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Dalla teoria alla pratica: misurare l&#8217;impatto a 360 gradi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Oltre alla sfera ambientale, rendicontare in maniera esatta l&#8217;<strong>impatto sociale</strong> generato dalle <a href="https://volus.io/la-reputazione-esg-come-driver-strategico-di-valore-e-di-prestigio/" type="post" id="1580" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politiche aziendali</a> nei confronti dei dipendenti e del territorio è un tassello imprescindibile. Il <strong>benessere </strong>organizzativo, l&#8217;inclusione, la fidelizzazione dei talenti e il supporto attivo alle comunità locali si traducono in indicatori di performance essenziali.</p>



<p>È proprio in questo snodo cruciale che la tecnologia si rivela un alleato indispensabile. L&#8217;adozione di<strong> strumenti digitali </strong>capaci di tracciare, certificare e standardizzare le iniziative di <a href="https://volus.io/il-welfare-aziendale-oltre-i-fringe-benefits/" type="post" id="1545" target="_blank" rel="noreferrer noopener">welfare</a> e di responsabilità sociale permette di alimentare il <strong>report di sostenibilità</strong> con dati reali e inoppugnabili. </p>



<p>Riuscire a mappare con esattezza queste dinamiche umane e relazionali rappresenta la grande sfida dei prossimi anni. Che si tratti di dimostrare la conformità ai criteri ambientali o di rendicontare i risultati misurabili del <strong>volontariato d&#8217;impresa</strong>, ogni azione virtuosa deve lasciare un&#8217;impronta tracciabile.</p>
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		<title>L&#8217;Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile</title>
		<link>https://volus.io/lanno-internazionale-del-volontariato-per-lo-sviluppo-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[SDG]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato civico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A venticinque anni dal primo storico Anno Internazionale del Volontariato del 2001, le Nazioni Unite hanno deciso di riaccendere i...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>A <strong>venticinque anni</strong> dal primo storico Anno Internazionale del Volontariato del 2001, le Nazioni Unite hanno deciso di riaccendere i riflettori su questo pilastro della convivenza civile. Il 2026 è stato ufficialmente proclamato <strong>Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong>Riscoprire il senso del dono nell&#8217;Agenda 2030</strong></strong></strong></h2>



<p>La decisione di dedicare il 2026 al volontariato nasce dalla <strong>Risoluzione dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong> (<a href="https://undocs.org/Home/Mobile?FinalSymbol=A%2FRES%2F78%2F127&amp;Language=E&amp;DeviceType=Desktop&amp;LangRequested=False" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A/RES/78/127</a>), adottata per consenso da tutti gli Stati membri. Questo documento sancisce un principio fondamentale: il volontariato non è un&#8217;attività accessoria o puramente emergenziale, ma una componente trasversale essenziale per il raggiungimento degli <strong>Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)</strong>.</p>



<p>Dunque non si tratta di una semplice ricorrenza celebrativa, ma di una chiamata all&#8217;azione globale per riconoscere come la <strong>solidarietà organizzata</strong> sia un acceleratore indispensabile per il futuro del nostro pianeta.</p>



<p>In un mondo segnato da crisi complesse, dai conflitti geopolitici alle emergenze climatiche, il volontario agisce come un <strong>connettore sociale</strong>. L&#8217;ONU riconosce che senza il coinvolgimento delle comunità, nessun obiettivo governativo può essere pienamente raggiunto. </p>



<p>Come sottolineato dal programma <a href="https://www.unv.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">United Nations Volunteers (UNV)</a>, il volontariato è un potente mezzo di attuazione dell&#8217;Agenda 2030 perché permette di <strong>raggiungere le persone più emarginate</strong>, spesso invisibili alle politiche macroeconomiche, restituendo loro voce e dignità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Oltre l&#8217;emergenza: il volontariato come infrastruttura sociale</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Uno dei temi centrali di questo anno internazionale sarà l&#8217;evoluzione del volontariato verso forme più strutturate e digitali. Il <strong>volontariato moderno</strong> sta cambiando pelle: non è più solo presenza fisica, ma anche <strong>competenza</strong>, attivismo digitale e condivisione di know-how professionale. Le organizzazioni del <strong>Terzo Settore</strong> sono chiamate a gestire una forza lavoro sempre più esigente e qualificata, che chiede flessibilità e impatto misurabile.</p>



<p>Il rapporto sullo stato del volontariato nel mondo (<a href="https://swvr2022.unv.org/wp-content/uploads/2022/04/UNV_SWVR_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">State of the World&#8217;s Volunteerism Report</a>) ha evidenziato come la collaborazione tra volontari e istituzioni stia ridefinendo il contratto sociale secondo le logiche di <strong>co-progettazione</strong>. Il 2026 dovrà servire a rafforzare queste partnership, chiedendo ai governi di creare ambienti legislativi favorevoli e protezioni adeguate per chi offre il proprio tempo.</p>



<p>In questo contesto, la <strong>formazione</strong> diventa cruciale. Il volontariato per lo sviluppo sostenibile richiede consapevolezza: capire le cause profonde della povertà o del cambiamento climatico è necessario quanto l&#8217;azione diretta. L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;impulso solidale in una vera e propria <strong><a href="https://volus.io/la-giornata-internazionale-del-volontariato-al-suo-40-anniversario/" type="post" id="1486" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infrastruttura sociale permanente</a></strong>, capace di resistere agli shock esterni e di evolversi con i tempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Verso uno sviluppo sostenibile e partecipato</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Il cuore pulsante del 2026 sarà la <strong>sostenibilità</strong>, intesa nella sua accezione più ampia: ambientale, economica e sociale. I volontari sono spesso i primi a rispondere ai disastri climatici e gli ultimi ad andarsene quando l&#8217;attenzione mediatica cala. Il loro ruolo nella <strong>tutela dell&#8217;ambiente</strong> e nella promozione di stili di vita sostenibili è insostituibile, agendo come moltiplicatori di buone pratiche.</p>



<p>Tuttavia, per essere sostenibile, il volontariato deve esserlo anche per il volontario stesso. Si parlerà molto di <strong>benessere dei volontari</strong>, di prevenzione del burnout e di <strong>riconoscimento delle competenze</strong> acquisite<em> (soft skills)</em>. Come indicato nelle linee guida per il <a href="https://docs.un.org/en/dp/2026/9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Plan of Action</a> per il 2026-2030, è fondamentale che l&#8217;esperienza di volontariato sia <strong>inclusiva e accessibile</strong> a tutti.</p>



<p>Il modello che le <strong>Nazioni Unite</strong> desiderano disegnare è quello di una società dove la crescita economica e il senso civico non possono prescindere dalla <strong>coesione sociale</strong> garantita da milioni di persone che, ogni giorno, scelgono di dedicarsi agli altri senza chiedere nulla in cambio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://volus.io/lanno-internazionale-del-volontariato-per-lo-sviluppo-sostenibile/">L&#8217;Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile</a> proviene da <a href="https://volus.io">VOLUS</a>.</p>
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		<title>Società Benefit e B-Corp come nuovo paradigma</title>
		<link>https://volus.io/societa-benefit-e-b-corp-come-nuovo-paradigma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Volus]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CSR & SOSTENIBILITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[IMPATTO SOCIALE]]></category>
		<category><![CDATA[brand reputation]]></category>
		<category><![CDATA[certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il quanto...</p>
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<p>L&#8217;emergere delle Società Benefit e della certificazione B-Corp segnala che il mercato sta iniziando a prezzare non solo il <strong>quanto</strong> un&#8217;azienda guadagna, ma <strong>come</strong> lo guadagna. Si tratta di una trasformazione strutturale del <strong>DNA aziendale</strong>.</p>





<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Lo stato dell&#8217;arte e la differenza sostanziale tra Società Benefit e B-Corp</strong></strong></h2>



<p>&#8220;Società Benefit&#8221; e &#8220;B-Corp&#8221; indicano due concetti correlati ma distinti, che rappresentano l&#8217;attuale stato dell&#8217;arte della <strong>responsabilità d&#8217;impresa</strong>. L&#8217;Italia è stata il primo Paese in Europa, e il secondo al mondo dopo gli USA, ad introdurre la forma giuridica di <strong>Società Benefit</strong>.</p>



<p>La Società Benefit è uno status legale. Un&#8217;azienda modifica il proprio statuto per impegnarsi formalmente a perseguire, oltre al profitto, una o più <strong>finalità di beneficio comune</strong>. Questo impegno diventa vincolante e protegge la missione aziendale nel lungo termine, anche in caso di cambi di management o di proprietà. Non è un &#8220;bollino&#8221;, ma una modifica genetica dell&#8217;impresa che la obbliga alla <strong>trasparenza</strong> e alla <strong>rendicontazione annuale</strong>. </p>



<p>La <strong>B-Corp (Certified B Corporation)</strong>, invece, è una certificazione rilasciata dall&#8217;ente non-profit <a href="https://italy.bcorporation.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Lab</a>. Essa attesta che l&#8217;azienda rispetta <strong>elevati standard volontari</strong> di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Cosa serve per la trasformazione</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Diventare una Società Benefit o ottenere la certificazione B-Corp non è un esercizio di stile, ma un percorso rigoroso che richiede analisi dei dati e revisione dei processi.</p>



<p>Per assumere la veste giuridica di <strong>Società Benefit</strong>, l&#8217;azienda deve agire su due fronti: statutario e organizzativo. Nello statuto va inserito l&#8217;<strong>oggetto sociale</strong> specifico di beneficio comune e va nominato un <strong>responsabile dell&#8217;impatto </strong>che monitori i progressi, da riportare in una relazione annuale allegata al bilancio.</p>



<p>Per la certificazione <strong>B-Corp</strong>, l&#8217;asticella si alza ulteriormente. Il cuore del processo è il <a href="https://bimpactassessment.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Impact Assessment (BIA)</a>, uno strumento di valutazione che analizza l&#8217;azienda a 360 gradi su cinque aree: Governance, Lavoratori, Comunità, Ambiente e Clienti. Per ottenere la certificazione è necessario superare la soglia degli <strong>80 punti su 200</strong>, un traguardo che la media delle aziende tradizionali (che si attesta solitamente intorno ai 50 punti) non raggiunge al primo tentativo. </p>



<p>Il processo richiede di &#8220;aprire i libri&#8221; a B Lab, fornendo prove documentali delle pratiche virtuose. Bisogna dimostrare, dati alla mano, la differenza salariale tra il manager più pagato e l&#8217;ultimo assunto, le politiche di diversità, le azioni sostenibili poste in essere e i tassi di ritenzione. È un <strong>audit della sostenibilità</strong> che trasforma le buone intenzioni in KPI monitorabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>Il dividendo dell&#8217;impatto che conferisce vantaggi competitivi</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></h2>



<p>Perché un&#8217;azienda dovrebbe imbarcarsi in questo percorso complesso? Il primo vantaggio tangibile è l&#8217;<strong>attrazione dei talenti</strong>. Studi recenti confermano che le nuove generazioni di professionisti non cercano solo uno stipendio, ma uno scopo.</p>



<p>Le aziende con una forte vocazione sociale registrano tassi di <a href="https://volus.io/la-cultura-dellimpatto-e-la-nuova-frontiera-del-lavoro-in-azienda/" type="post" id="1516" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>turnover</strong></a> inferiori e un engagement più alto, riducendo drasticamente i costi HR.</p>



<p>Sul fronte del mercato, l&#8217;impatto sociale si traduce in <strong>resilienza</strong> e <strong>preferenza del consumatore</strong>. Le B-Corp hanno dimostrato una maggiore capacità di resistenza durante le crisi economiche rispetto alle aziende tradizionali, grazie a filiere più corte, etiche e controllate. Inoltre, l&#8217;<strong>accesso ai capitali</strong> sta cambiando: i fondi di investimento e le banche guardano con sempre maggiore interesse ai <strong>criteri ESG</strong> (Environmental, Social, Governance) per valutare il rischio di credito. </p>



<p>Infine, c&#8217;è il <strong>vantaggio dell&#8217;ecosistema</strong>. Entrare in questo network significa accedere a partnership commerciali con altre aziende che parlano la stessa lingua, quella della sostenibilità concreta. L&#8217;<strong>impatto sociale </strong>non è più una voce di costo, ma un moltiplicatore di valore che distingue chi ha una visione di lungo periodo da chi cerca solo il profitto trimestrale.</p>
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